[76]. C. I. L. III, 4413.
[77]. Cfr. G. Costa, in De Ruggiero, Dizionario epigrafico, II, pag. 1848.
[78]. È ciò che risulta da una raccolta di leggi che ci è pervenuta in siriaco, del 501, ma che si riferisce alla riforma di Diocleziano. Cfr. Bruns-Sachau, Syrisch-Römisches Rechtsbuch aus dem fünften Jahrhundert, Leipzig, 1880. G. e C. Ferrini, Leges saeculares ex lingua syriaca etc., in Fontes juris romani anteiust., di Riccobono, Baviera, Ferrini, Florentiae, 1905, l. II, 637 sgg. Sulle riforme finanziarie di Diocleziano, cfr. E. Ciccotti, Lineamenti dell’evoluzione tributaria del mondo antico, Milano, 1921.
[79]. Pubblicato in C. I. L., III, pagg. 1928-53; 2208-11; 2238, 57-60.
[80]. Cfr. Amm. Marc., 25, 7, 9; F. H. G., IV, pag. 189.
[81]. Eus. Hist. Eccl., 8, 6, 8 naturalmente scarica i cristiani delle responsabilità: ma accenna al fatto.
[82]. La tradizione cristiana (Lact. de mort. pers., 15, 4-5) getta tutta la responsabilità sui due principi dell’Oriente, i quali non avrebbero interpellato i loro colleghi. La tradizione apparisce poco verosimile. Gli atti del Martirio di S. Savino (in Baluze, Miscellanea, Parisiis, 1679, II, pag. 47) fanno risalire la responsabilità a Massimiano.
CAPITOLO NONO COSTANTINO IL GRANDE
(306-337)
66. La nuova guerra civile (305-314). — Meno di un anno dopo l’abdicazione di Diocleziano e di Massimiano, Costanzo Cloro moriva in Britannia. La sua morte bastò a rovinare la tetrarchia e tutto l’ordinamento dioclezianeo. Non avendo voluto accettare l’eredità come principio di successione, Diocleziano aveva escluso dalla ripartizione dell’impero così il figlio di Costanzo, Costantino, come il figlio di Massimiano, Massenzio. Ma Costantino, appena morto il padre, si fece proclamare Cesare dai soldati ad Eboracum (25 luglio 306)[83]; e Galerio, il più autorevole e più anziano dei due Augusti, per risparmiare all’impero una guerra civile, riconobbe il fatto compiuto nominando Costantino Cesare e promovendo Severo al rango di Augusto. Ma la guerra civile che Galerio aveva sperato di evitare in Gallia, scoppiò di lì a poco in Italia, dove Roma non si rassegnava ad essere una città di provincia. Spinti da questo malcontento, in occasione di un nuovo censimento indetto da Galerio, il popolo e il corpo dei pretoriani si sollevarono, e proclamarono Augusto il figliuolo di Massimiano, Massenzio, che voleva anche egli esser nominato Cesare, dopochè Costantino era stato assunto all’impero (27 ottobre 306). Massenzio, per rinforzare la propria autorità, chiamò il padre che era poco contento del suo ritiro, e investì anche lui del titolo imperiale. La tetrarchia dioclezianea era spezzata; l’impero contava sei imperatori, quattro Augusti e due Cesari!