— Sì, buffo. E se la pigliava con Underhill, quando non c’era; diceva che era uno scellerato, un colosso dai piedi di creta, e perfino Nabuccodonosor. Del resto in quel momento avevano perduta la testa tutti: tutti, fuori che Underhill naturalmente: quello era un uomo, un grande uomo, un eroe! Vorrei che lo avesse visto, per scriverne la storia. Sarebbe un soggetto degno di lei. Lo mandavano a chiamare, lo andavano a trovare, gli scrivevano, gli telefonavano: lo supplicavano di pigliare un congedo, di partire per l’Europa, di dare le dimissioni; gli offrivano dei grandi compensi: gridavano che si difendesse, parlasse, scrivesse. Non ci fu verso. Non partì, non disse una parola, continuò ad attendere alle sue faccende, come se non succedesse nulla. «Se ho violato le leggi, mi processino: alla giustizia risponderò: ai giornali non rispondo: il pubblico si occupi degli affari suoi e non dei miei». Gli dimostravano che avrebbe potuto confutare vittoriosamente tante calunnie: e lui rispondeva che il pubblico era una grande bestia. «Gridi: quando si sarà, sfiatato, si cheterà». Fu un eroe, le dico: e salvò tutti, perchè difatti dopo essersi sfiatati si chetarono: e non successe nulla. Ma noi.... Non so quel che sarebbe successo di noi, povera gente, se non c’era miss Robbins. Fu la nostra provvidenza!

E mi raccontò allora che questa miss Robbins era una giovane inglese, appartenente ad una buona famiglia, rovinata dalle prodigalità della madre e che era entrata in una specie di ordine protestante di infermiere.

— Se vedesse che bella creatura! Alta, con dei capelli biondi e degli occhi azzurri meravigliosi, un corpo stupendo, una pelle.... E poi così svelta, intelligente, fina.... Fu l’infermiera di Giuditta nella sua malattia: e si seppe affezionare tanto lei e tutti noi, che quando fu guarita, le proponemmo di restare come sua istitutrice. Ma diventò come una mia dama di compagnia e segretaria: e la provvidenza della casa. Non c’era che lei che tenesse a freno Giuditta! E anche, devo dirlo, incuteva una certa soggezione a mio marito.... Quando proprio le cose si guastavano troppo, interveniva lei, e con il suo tatto, con la sua dolcezza sapeva rimediare. È stata proprio una disgrazia — conchiuse sospirando — che non si sia decisa a venir con noi a Rio de Janeiro.

Le chiesi allora perchè avessero abbandonato New-York. Mi disse che dopo lo scandalo del Continental il marito si era sentito un po’ a disagio a New-York: onde aveva accettata quella missione nell’America meridionale, per assentarsi un po’ di tempo e non inutilmente. Le chiesi come fossero passati i tre anni di Rio.

— Abbastanza bene — rispose. — Lui era molto nervoso, triste, irritabile, preoccupato.... Ma non è stato mai allegro: e questo esilio volontario doveva infastidirlo. A ogni modo, a paragone di New-York, era il paradiso.

Tacqui un istante riflettendo.

— Insomma, — dissi — lei è sicura che in tutti questi dissidi una donna non c’entra?

— Sicurissima.

— Ebbene, allora — conchiusi e conchiusi sinceramente, — il caso non mi pare grave, signora. Lo definirei così, se permette: una famiglia già ricca diventa in pochi anni ricchissima: il marito è preso da un accesso di snobismo, malattia epidemica; vuol mutar vita con più fretta e meno ordine che non piaccia alla signora, donna più fina, più aristocratica e più orgogliosa del marito, in cui più che l’orgoglio può la vanità del parvenu. Di qui continui litigi. Ma con un po’ di pazienza reciproca tutto dovrebbe aggiustarsi, specialmente ora che non c’è più l’inciampo della figliola. Una sola cosa rimprovererei alla signora: di ammirare tanto Underhill che è stato la cagione di tutti i suoi guai. Se Underhill non avesse fatto guadagnare tanti milioni al signor Federico Feldmann, il signor Federico Feldmann non sarebbe tornato di casa in Madison Avenue; avrebbe continuato, come era suo dovere, ad ascoltare l’oracolo della bellezza parlar per bocca della sua signora; non avrebbe conosciuta la contessa, nè comprato lo yacht, nè mutati gli amici....

La signora sorrise: non rispose nulla: ma mi chiese, come a confermarsi nella sua idea: