— Ha abbaiato in inglese un quarto d’ora: m’è parso di capire che essa dicesse di non aver bisogno di medici! C’è qualcuno di loro che sappia l’inglese e che potrebbe andarle a dire di smetterla con cotesti grilli? Se non apre la porta, la sfonderò. Ma io debbo sapere che malattia ha il suo signor marito....

E difatti, terminato il pranzo, il Cavalcanti ed io, che tra tutti parlavamo meno peggio l’inglese, scendemmo, preceduti da una cameriera, sotto il ponte di passeggiata, alle cabine di prima classe più basse: infilammo, sopra il tappeto cupo, soffice e silenzioso, lo stretto andito delle cabine, tra il luccicar delle bianche pareti di ferro, delle porte rossiccie, delle lucide maniglie di bronzo, percosse dalla luce elettrica che pioveva dall’alto. La cameriera battè ad una porta; la signora Yriondo — così si chiamava l’americana — ne uscì, con un libro nella sinistra; la cameriera aprì una cabina vicina, che era vuota, ed entrati tutti e tre ci sedemmo su due lettucci, io e il Cavalcanti accanto, la signora di rimpetto a noi.... In mezzo e in alto stava il finestrino tondo, per il quale entrava l’aria della notte e il romore del mare vicino. Dritta e succinta la alta persona, le braccia conserte, il libro in grembo, la faccia volta alquanto a sinistra verso di me, la signora Yriondo aspettava impassibile. Il Cavalcanti incominciò il suo discorso con un esordio cerimoniale, rammaricando di dover disturbarla, quando essa era angustiata dalla malattia di suo marito; e già si accingeva a trapassare dall’esordio alla trattazione, quando:

— Ma mio marito non è malato! — interruppe la signora, con alquanto ritardo, ma recisa.

Io temetti di aver capito male: sconcertato il Cavalcanti sospese il discorso, per balbettare che il dottore ci aveva assicurati....

— Credere nelle malattie e farci credere è il mestiere dei medici — rispose la signora.. — Ma le malattie non esistono.

— Non esistono! — esclamammo quasi a un tempo.

Tacemmo tutti e tre per un istante, noi guardando lei e lei guardando noi, diritta e impassibile.

— Eppure chi vada in giro per il mondo.... — disse dopo un momento il Cavalcanti, con un sorriso incerto.

— Oh! — rispose la signora, anche questa volta con un certo ritardo, come se le occorresse un po’ di tempo prima di afferrare il pensiero dell’interlocutore. — Sinchè gli uomini crederanno che il freddo può generare il reumatismo o la tisi, si ammaleranno al freddo. Ma per quella opinione. Non per il freddo....

Di nuovo tacemmo tutti; noi tra impacciati e vogliosi di ridere: essa, ritta e ferma.