— Lei crede dunque — disse — che la natura obbedisca a quelle che noi chiamiamo le sue leggi e che le leggi della natura esistano? Ma è vero: me ne dimenticavo. Ne abbiamo già parlato. Lei è un comtista. Lei crede che la scienza sia vera....
— Confesso che ho sempre avuto questo volgare pregiudizio. Poichè tale sembra che sia....
— Precisamente — replicò il Rosetti. — E glielo dimostro. Che fa uno scienziato quando cerca la così detta legge o spiegazione di un fenomeno naturale? Semplifica ed ordina quanto più può. «Caeteris paribus», sceglierà la spiegazione e la legge più semplici. Ma perchè la spiegazione e la legge più semplici dovrebbero essere le vere? La realtà, si guardi attorno, le par forse che sia semplice, e che abbia sempre voglia di semplificarsi per farci piacere? La legge vuole che i fenomeni della natura siano costanti e uniformi: e la natura invece non è mai nè costante nè uniforme. Si potrebbe anzi dire, ed è stato detto, che a quelle che noi chiamiamo le sue leggi la natura non obbedisce mai, che anzi le viola sempre. C’è forse un solo fenomeno a cui una legge calzi a pennello? Gli scienziati stessi riconoscono di no. Dunque....
— Ma questo è il mondo alla rovescia! — gridò un po’ impazientito l’ammiraglio: mentre io pensavo tra me che il Rosetti passava davvero di rovesciamento in rovesciamento.
— Ma no — rispose il Rosetti tranquillamente. — Sono le ultime verità scoperte dalla filosofia moderna. Non ha letto lei un articolo pubblicato tanti anni fa, dal Le Roy nella «Revue de metaphysique et de morale»? Lo legga, e vedrà che la natura non è, come lei diceva, un grande ordine; questo è il suo errore: la natura è un caos eternamente mobile di imagini che vanno, vengono, ritornano, si sovrappongono, trapassano per gradi e sfumature dall’una all’altra, si mescolano, scompaiono, riappaiono, senza interrompere mai la loro infinita continuità che riempie l’eternità. Ed ecco sopraggiunge la scienza armata di un gran paio di forbici, e le caccia in questa continuità mobile e densa, e la ritaglia in pezzetti, la fissa, la assottiglia: discrimina, isola, semplifica, sopratutto ordina i fenomeni che nella natura tumultuano scapigliatamente in un meraviglioso disordine. È chiaro dunque che la scienza non solo non ci svela la realtà, ma ce la nasconde, dipingendola semplice ed ordinata: perchè quell’ordine meraviglioso che lei ammira nell’universo, non è nell’universo ma nel nostro spirito, come la semplicità: ce ne dipinge dunque una imagine falsa.... Quindi la scienza è falsa non solo, ma non esiste e non opera, se non quando e nella misura in cui la natura gentilmente si presta a lasciarsi semplificare, falsificare e imbrigliare dalle nostre leggi e spiegazioni e teorie. Lo so: gli uomini hanno fatto della scienza il factotum dei tempi nostri, come una volta Domeneddio; e le affidano tutti i còmpiti: come sarebbe curare le malattie, educare i giovani, vincere le guerre, arricchire i popoli, scrivere la storia, provare che Romolo non ha esistito, governare gli Stati, volare e nuotare sott’acqua, fotografare quello che non si vede, spiegare, domare e falsificare la natura, coltivare i campi, e perfino far le rivoluzioni.... Non c’è forse anche un socialismo scientifico? Ma son tutte fisime e storie dei nostri tempi. La natura non si presta mica sempre e con eguale condiscendenza a tutti i nostri capricci. Il Bergson ha ragione: la scienza ha per suo vero e proprio dominio la natura inanimata; non la natura vivente, che non si lascia nè semplificare nè mettere la museruola delle nostre leggi senza rivoltarsi....
L’ammiraglio disorientato esitò un momento; poi:
— Ma allora — disse — perchè, se la semplicità e l’ordine non esistono nella natura, noi vogliamo a tutti i costi introdurceli?
— Perchè ci fa comodo — rispose il Rosetti. — Semplificandola noi risparmiamo fatica al nostro cervello che è piuttosto pigro: uniformandone la varietà e fissandone la mobilità, noi ci mettiamo quasi direi degli occhiali che ci impediscono di vederne il gran disordine. Quel disordine che ci scoraggirebbe, se lo vedessimo quale è, dal proposito di dominarlo....
— Ma allora — replicò l’ammiraglio con una certa concitazione — la verità non sarebbe più che un’illusione. Noi chiameremmo vero quel che ci fa comodo; e mutando il nostro interesse anche la verità muterebbe....
— Sicuro.