— Ma la semplicità è nel fenomeno, e non nella nostra testa, tanto meno in quella del grande Copernico — ribattè ostinato l’ammiraglio. — Noi lo comprendiamo, il fenomeno, perchè è semplice.
— No — rispose il Rosetti. — Lo comprendiamo facilmente, perchè l’abbiamo semplificato noi: tanto è vero che possiamo darne, volendo, una spiegazione più complicata, quella di Tolomeo.
— Ma la teoria di Tolomeo è falsa — disse l’ammiraglio.
— Se si suppone il mondo infinito.... forse — ribattè l’altro. — Ma è la sola possibile e quindi vera, perchè la sola che spiega l’apparente immobilità delle stelle, se si vuole, come gli antichi, limitare e chiudere l’universo!
— Ma il mondo è infinito, per Bacco! — affermò ancora più reciso, quasi aspro, l’ammiraglio.
— E chi glielo ha detto, a lei? L’infinito non che provare che c’è, noi non riusciamo nemmeno a imaginarlo....
Si fermò, si accostò alla ringhiera, volgendo la faccia verso la notte e levò il braccio verso il cielo scintillante di miriadi di astri.
— Che cosa c’è lassù, in quegli spazi? Quale distanza ci separa da quelle misteriose fiammelle? Chi le ha accese a quella distanza e come ardono sul fondo della eterna notte? Soli i nostri occhi frugano la notte inseguendo per ogni verso nella loro lontananza incalcolabile gli astri; o ci sono occhi appostati in ogni parte dell’universo, che incrociano gli sguardi attraverso gli spazi senza vedersi? Quanti miliardi di generazioni sarebbero necessarie, supposto che si potesse camminare a quella volta per un mare tranquillo e in una nave simile a questa, per giungere ad uno di quegli astri? E quando fossimo giunti a porre il piede sopra un pianeta che girasse intorno ad uno di quei soli, in quali mondi, così lontani da quelli come quelli da noi, che ora non vediamo, potremmo affisare gli sguardi? Ognuno di questi infiniti punti è dunque il centro di una sfera infinita?
Tacque un momento: ripigliò a camminare, seguito da noi, e proseguì:
— La mente si perde in questi pensieri sbigottita.... Invano tentiamo di misurare con il nostro corto pensiero questi immensi spazi dell’universo che ci circondano.... Se è impossibile concepire un universo chiuso e limitato, come quello d’Aristotele, perchè vien fatto di domandare: e al di là che cosa c’è?, impossibile è pure di concepire un universo infinito, un al di là che non si esaurisce mai. Noi siamo come attaccati a un piccolo angolo di uno spazio incomprensibile, e supponiamo che l’infinito esista, senza che possiamo nè immaginarlo, nè capirlo, nè dimostrarlo, solo perchè ci serve a spiegare più semplicemente i movimenti dei pianeti e l’immobilità delle stelle.