— Anche se farai divorzio, — pensai, nel salutarla, quando essa si ritirò, — troverai un altro marito e ti consolerai presto.

Ma dopo averla lasciata, sorpresi nell’anticamera del refettorio la bella genovese, la moglie del dottore di San Paolo, il gioielliere, i due mercanti astigiani, intenti a parlare di lei. Erano inebbriati addirittura dei racconti di Lisetta; e sfogavano la commozione profondendosi in elogi.

— E quanto è gentile! — diceva la bella genovese. — Così alla mano, alla buona, senza superbia! L’altro giorno mi ha incontrata con la mia bambina: l’ha accarezzata: ha perfino cercato di parlare in italiano. Lo parla un po’ stentato, con pronuncia poco chiara: io ho provato a rispondere in francese: ma non me la cavo meglio: cosicchè credo che lei non capiva me, ed io non capivo lei. Ma è stata ben gentile egualmente, non è vero?

Mi parve che la moglie del dottore fosse un po’ spiacente di non poter raccontare che anche ad essa la augusta dama aveva rivolta la parola; perchè:

— Tutti i bambini che incontra, essa li ferma, — osservò un po’ maliziosamente. — Anche quelli delle terze classi. E distribuisce dei dolci.

— Chi sa che mancia darà ai camerieri! Ci faremo una bella figura, noi altri! — soggiunse la genovese.

— Mille lire: di sicuro! — sentenziò il gioielliere.

— Soltanto? — chiese incredula la bella genovese.

— E che cosa vuol che dia? Un milione? — ribattè il gioielliere, un po’ stizzito di non essere stato abbastanza grandioso con i denari della signora Feldmann.

— E lascierà anche una somma per i poveri delle terze classi, non è vero? Si dice.... — osservò la moglie del dottore di San Paolo.