— E a me, che regalo mi toccherà, nella festa di addio? — chiese la genovese. Poi aggiunse, sospirando: — Deve essere però una bella cosa, essere miliardaria! Potersi cavare tutti i capricci! Che cosa farebbe lei, signora, se avesse tanti denari?...
Li lasciai, ripensando che la vita è proprio un continuo passaggio dell’equatore. Ma al momento di entrare nella cabina incontrai il Rosetti, che anche egli andava a letto.
— Ma insomma, ingegnere, — gli dissi ridendo — lei si è burlato terribilmente dell’avvocato, stasera! Un po’ troppo, quasi direi....
Mi guardò, sorrise, e:
— Ferrero, ricordati — disse: — l’ironia è un dono di Dio....
— Sì — risposi io. — Ma intanto con quest’arma divina che strage mi ha fatto! Mi ha distrutto tutto. Incomincio a chiedermi se il mondo esiste....
— Distrutto? L’ironia non distrugge mai, sinchè è adoperata contro le contradizioni del pensiero. Diventa un’arma avvelenata, diabolica e si dice cinismo, quando è adoperata contro le contradizioni dell’azione. Ricordatene sempre: l’uomo deve esser coerente nel pensiero; non può quasi mai essere coerente nell’azione. Quindi non ti spaventare quando vedi l’ironia adoperata contro le contradizioni del pensiero: e non servirtene mai, tu che sei uomo di pensiero e perciò ti godi la parte comoda e le rose della vita, contro coloro cui toccano i rovi e le spine dell’esistenza: operare.
PARTE TERZA.
I.
Il martedì mattina, appena desto, udii squillare sul ponte delle voci singolarmente chiare e distinte, come se l’aria fosse più sonora, ed il luogo diverso! Guardai intorno.... Il vapore non tremava, non brontolava, era immoto! Eravamo dunque già arrivati alle Canarie. Aprii il finestrino: e sopra i dorsi di due marinai, che curvi sulla ringhiera parlavano non so con chi e facevano non so che cosa, vidi delle case, degli alberi, un pezzo di montagna. Svegliai mio figlio, mi vestii in fretta, e uscii pochi minuti prima delle otto.