Ancorati nel piccolo porto di Las Palmas, aspettavamo la visita medica. L’Oceano per tanti giorni illimitato, vuoto ed inquieto giaceva innanzi a noi chiuso, stagnante, popolato: e in quello il «Cordova» pareva come ingrandito e più alto sul piano del mare, in mezzo alle barche che già gli ronzavano intorno offrendo sigari e aranci ai passeggeri della terza, affacciatisi in gran numero ai parapetti. La giornata era cupa: il cielo grigio e minaccioso: le colline che circondano Las Palmas, nere: eppure con quale insolito piacere le guardavamo! Finalmente, dopo aver contemplato per undici giorni dall’instabile ponte l’eterna e sempre sfuggente mobilità delle onde e delle nuvole, che sono e non sono, poter posare e riposare la vista finalmente sulle immote forme della terra madre, che è: sentirsi sotto i piedi un pavimento saldo e fermo!
Prima delle otto e mezzo comparvero l’ammiraglio, il Rosetti, l’Alverighi, il Cavalcanti, il Vazquez; tutti — fuorchè l’ammiraglio — in abito da terra, con il cappello e armati d’ombrello.
— Non scende, ammiraglio? — gli chiesi.
— Più tardi. Vi raggiungerò all’Hôtel de France per l’ora di colazione. La signora vuol leggere con me i dispacci che aspetta: poi scenderemo insieme a terra.
Discorremmo del più e del meno: il Rosetti ci predisse acqua; ma non spaventò nessuno: infastidiva invece l’attesa. Quando, quando verrebbe quella benedetta Sanità? Intanto i marinai preparavano la nave a ricevere il carbone: chiudevano porte e finestre: tendevano grosse tele da ogni parte: apprestavano scale, funi, argani. Un vaporetto finalmente mosse di lontano, dirizzandosi difilato verso il «Cordova», seguito da altri due o tre: un signore in divisa salì a bordo: altre persone gli tennero dietro ed altre ancora: funzionari, agenti di navigazione, mercanti di carbone, suppongo: su per le scale del «Cordova» e sul ponte incominciò un via vai romoroso, un ciarlar polilingue, un incrociarsi di richiami, in mezzo ai quali udii gridare e rispondere: «La posta? El correo! La posta!».... Ad un tratto mi arrivò addosso l’Alverighi.
— Presto, presto.... Il capitano ci offre il vaporino dell’agente del Lloyd.... Ma bisogna spicciarsi: parte subito.
Correndo tra la gente vociante e affaccendata rintracciai la mia signora e mio figlio, ma non il Rosetti: continuavo a cercarlo, quando il Cavalcanti mi raggiunse:
— Venga, venga. Il signor Rosetti è già nel vaporino.
Stavamo per discendere, quando passò l’ammiraglio portando un voluminoso pacco di carte.