Il ragionamento era lucido e saldo. Ma non disarmò l’Alverighi.
— E la plebe ha ragione — disse — perchè la plebe può, grazie alla macchina, tradurre la quantità in qualità, come dice lei. I ricchi invece non possono. Ricorda, signor Cavalcanti, la nostra discussione intorno alle eleganze del vestire? Non si tessono più quei broccati e damaschi, da vestire vescovi, principi e re, che ammiriamo nei musei!, gemeva lei, sconsolato. È vero, le ho risposto io, ma in compenso oggi anche l’artigiano e il contadino si possono vestire con una certa eleganza, ignota ai loro nonni. Io, lei, Rockefeller: che differenza c’è quanto al vestito? Sono passati i tempi in cui si poteva dire di un ufficiale dei moschettieri, quale d’Artagnan, che andava in giro carico di pizzi come un altare! Le macchine hanno profusi gli oggetti di qualità media, togliendo via i pochi esemplari reputati straordinariamente perfetti, di cui si gloriavano i nostri antenati; e perciò hanno fatte inutili le grandi ricchezze tra le mani di coloro che le posseggono....
Questa osservazione parve a tutti d’improvviso così vera, che ognuno di noi si sentì invogliato a confermarla. Io osservai che la «linotype» e la rotativa guastano il gusto del pubblico e l’ingegno degli autori, incalzando quello a leggere e questi a scrivere a precipizio. Gli studi classici declinano, perchè nessuno vuol più perder tempo ad imparare le difficili regole del bello scrivere, quando la penna deve volare. Il Cavalcanti osservò che i tempi passati dipingevano poco e bene; i nostri scarabocchiano dalla mattina alla sera libri, giornali, riviste, caricature, copertine, cartelloni. Il Rosetti, un po’ scherzosamente, trattò invece della decadenza del formaggio, che pur essendone egli ghiotto assai, aveva quasi smesso di mangiare, perchè non ne trovava più del buono: interrogati, parecchi mercanti avevano ad una voce accusate le macchine di fabbricare molto formaggio e in fretta, ma più scadente. L’ammiraglio invece osservò che le macchine insieme con il bello stile la grande pittura e il prelibato cacio di cui erano ghiotti i pastori di Teocrito, avevano quasi rimosso dal mondo anche il galateo. Il codice delle belle maniere non può essere scrupolosamente osservato tra gente che tutto il dì corre all’impazzata: perciò gli era spesso capitato, nei suoi viaggi, di udire gli Orientali rimproverare gli Europei di rozzezza e rammaricare, a Parigi, che perfino lì, in quella antica sede della cortesia, si vedano ormai nella ferrovia sotterranea le signore in piedi e i signori seduti, uomini e donne far ressa a spintoni alle porte. Cavalcanti riprese infine la parola per parlare delle arti decorative: così affaccendate oggi a servire un pubblico volubile e frettoloso, che non hanno tempo di elaborare e maturare uno stile vitale.
Sebbene parecchie di queste osservazioni fossero mosse da uno spirito avverso alle macchine, l’Alverighi finse di non avvedersene; e prese lo slancio a concludere:
— Vedete dunque? Il piacere è una pianticella che cresce in piccoli vasi. Colui che sogna i miliardi o i milioni per godere chiede la Pampa intera per piantarci un rosaio. L’Europa non fa che esporre in vetrina per la ennesima volta la sua stoltezza, quando si beve così scioccamente tutte quelle favole sul lusso dei miliardari americani! Del resto, ingegnere, non ammise anche lei l’altra sera, che al di là di un certo grado di perfezione non è più possibile distinguere delle differenze nella bellezza o nella bontà delle cose — dir se è più buona una bottiglia di Champagne o una di Bordeaux, se è più bello un quadro di Tiziano o un quadro di Raffaello? Che non c’è un calcolo infinitesimale delle qualità? O dunque? Chi possiede dieci milioni potrà forse godere dieci volte meglio di chi ne abbia uno solo: ma chi possiede cento milioni non potrà godere dieci volto meglio di colui che ne ha dieci e cento di colui che ne ha uno: gustare bocconi dieci volte più ghiotti; abitar casa o vestir panni dieci volte più sontuosi; o se volete anche, esser amato da un numero dieci volte maggiore di donne dieci volte più belle! Quindi non potrà scampare dal dar di cozzo in uno dei corni di questo trilemma: o spendere le sue ricchezze per gli altri, come fanno i miliardari dell’America del Nord: o lasciarsi ingannare dai ciurmatori che spacciano per eccellentissimo quel che è solamente più dispendioso, come fanno un po’ troppo spesso — devo riconoscerlo — i ricchi americani del Sud: o rodersi per una smania di eleganze impossibili, cercando quel che non esiste, come hanno fatto i Feldmann.... La ricchezza moderna non serve, non deve, non può servire a coloro che la posseggono: ma a tutti. Appartiene al popolo, al progresso, alla civiltà, all’avvenire. Il proprietario apparente ne è il depositario, dice Carnegie.... Anzi: non il depositario, ma la vittima, il martire. Noi dovremmo essere venerati come i santi nel Medio Evo...
Un clamore di risa e di allegre proteste lo interruppe. Tacque, ridendo anch’egli: e il Rosetti:
— Lei avrebbe ragione — disse — se.... se.... se.... — Fece una pausa: poi: — Quel che lei dice, mi rammenta una favola mitologica, che mi fu narrata tanti anni fa, durante un viaggio alla volta degli Stati Uniti, non ricordo più da chi.... Non si vergognerebbero loro di starla ad ascoltare? La mitologia è ormai un trastullo da bambini: ma imaginiamo per un momento di esser ridiventati bambini, dopo aver tanto filosofato! Del resto è una favola rammodernata: la favola di Prometeo e di Vulcano, che scappano in America....
Ma a questo punto si volse a guardare intorno la sala: era vuota, chè il pranzo era terminato da un pezzo; e i servitori aspettavano che noi pure ci levassimo, per sparecchiare.
— Se si andasse sul ponte? — disse. — L’ora di fumare è giunta.
Ma l’ammiraglio voleva prima andare a veder la signora e la mia signora il bambino; così si convenne, poichè erano già le otto e mezzo, che ci ritroveremmo alle nove sul ponte di passeggiata. Alle nove eravamo infatti tutti seduti a cerchio, a babordo, tranne l’ammiraglio che tardò venti minuti e si scusò, raccontando che a rivederlo la signora aveva rotto di nuovo in pianto.