— Incomincia di nuovo a pazziare — sentenziò l’Alverighi.

Il Cavalcanti invece lasciò libero il corso all’ammirazione sua per la festosa ironia della favola, senza chiedersi quale ne fosse il fine ultimo. Ma io dissi che un fine c’era, senza dubbio, e raccontai quel che il Rosetti mi avesse detto la sera prima dell’ironia.

— Aspettiamo adunque e vedremo — conchiusi.

III.

Ma una ospite inaspettata si sedè quella sera al mio capezzale, nella cabina oscura: l’insonnia. Appena spento il lume, il pensiero della signora e del suo acerbo caso, un po’ impallidito tra i discorsi della sera, mi ritornò in mezzo alla mente, risvegliando diversi sentimenti: un principio di pietà; quel certo sgomento che un evento improvviso suscita in ogni anima; ed anche un vago fastidio di dovermi ripresentare a lei in atto di profeta sbugiardato dai fatti. Ma come avevo potuto fallar la mira a quel modo? Perchè non avevo subito, fin dal principio, indovinato che di mezzo c’era, doveva esserci, non poteva non esserci una donna, anche se la signora, per inesperienza e amor proprio e bisogno di illudersi, mi assicurava di no? Perchè del vero, che pure avevo intravisto sotto il primo baleno dell’intuizione, mi ero poi così facilmente ricreduto, cedendo al suo primo diniego? Ma tra questi pensieri nacque un dubbio: che la signora non fosse stata sincera nelle sue confidenze; e da questo dubbio spuntò presto un sospetto. Era da supporre che un uomo, il quale non fosse pazzo, ripudiasse una donna, dopo ventidue anni, da un giorno all’altro, solo perchè aveva gusti estetici differenti e un’altra gli piaceva di più? Altre ragioni dovevano esserci, più gravi. Cercai di scacciare questo pensiero, ma invano: e a poco a poco il sicuro giudizio che avevo fatto della signora vacillò. Era essa una vittima o una commediante? Ce ne son tante in giro per il mondo! E mi smarrii in un mare di congetture; sinchè in mezzo a queste incertezze di nuovo, come la sera in cui avevamo discusso di «Amleto» e la sera dell’equatore, mi parve di cadere a un tratto nel gran vuoto del Tutto ridotto a Nulla, ma questa volta con tristezza e sgomento. A che pensare, studiare, indagare, viaggiare? Mi illudevo di scoprire quel che avevano voluto o pensato generazioni, Stati e popoli del mondo antico; mi ero mosso a due lunghi viaggi per conoscere la immensa America; e poi, ecco, mi smarrivo a quel modo nel giudicare una donna e i suoi casi. Che cosa possiamo noi sapere? Nemmeno se la terra gira intorno al sole! Mi ritornarono nella mente i discorsi dei giorni precedenti: pensai con invidia agli uomini d’azione — esploratori, guerrieri, banchieri — e allo stesso Alverighi.... Poi, a un tratto, mi ribellai! Due settimane di ozio «senza rimorsi» mi avevano troppo illanguidito: incominciai ad almanaccar argomenti per dimostrare che il sole sta e la terra gira; in questa meditazione mi infervorai: la beata ottusità in cui avevo vegetato fin allora, testimone passivo e se non muto fioco, di tanti discorsi, dileguò: per un momento mi parve di dominare, con la mente, l’universo aperto ai miei sguardi.... Tra questi pensieri mi accorsi che il lettuccio dondolava, sentii la compagine della nave scricchiolare internamente, quasi fosse in procinto di schiantare. Moto e romori consueti, la notte: ma quella notte mi parvero ricordare a un tratto la perenne instabilità di tutte le cose: e di nuovo l’universo riprese a oscillare insieme con le incertezze dei miei pensieri. La signora Feldmann era una vittima o una commediante? La terra girava davvero intorno al sole?

Non so quanto durò questa smaniosa farneticazione nel buio. Certo è che mi addormentai tardissimo, in grembo agli spazi celesti, a mezza strada tra il sole e la terra. E la mattina seguente, svegliandomi, ripensai alla signora Feldmann con un po’ di disagio, non scevro di diffidenza! Certo in tutta quella oscura faccenda si nascondeva qualche mistero non bello! E l’idea che potevo incontrarla mi infastidì. Ma appena uscito dalla cabina afferrai al volo, sul ponte, alcune frasi barattate tra la bella genovese e la moglie del dottore di San Paolo.

— Questa è una vendetta del marito — diceva la bella genovese. — Lei gli ha fatto un torto, lui ha fatto le viste di non accorgersene; ma alla prima occasione....

Ma la moglie del dottore pareva dubitarne.

— Mi pare una signora seria, per bene....

L’altra tentennò il capo e sorridendo maliziosamente: