— Ci metterebbe lei una mano sul fuoco? Io no. Vuol che suo marito la pianti da un giorno all’altro, per sposare la sua governante, se lei non gliene avesse dato un motivo serio? Sposa la sua governante per farle dispetto, scommetterei!

— Ma le pare — rispondeva la moglie del dottore — una bella azione, questa?

— Eh, gli uomini, lo sa anche lei.... — replicò la genovese. — Sono fatti così. Certi torti non li perdonano.... Guai a chi ci casca. A ogni modo — aggiunse con un nuovo sorrisetto non esente di compiacenza — non farà più il bagno nell’acqua profumata da cinquecento lire.

— Poveretta! — sospirò invece più cristianamente l’altra.

— Ecco una, che va per le spiccie, — pensai. — Le donne sono proprio maligne fino alla crudeltà, fra di loro.

E protestai dentro di me contro questa accusa così precisa, enumerandomi tutte le ragioni che mi sembravano buone a sbugiardarla: eppure, eppure.... Sentivo che anch’io, quasi mal mio grado, non volendo, incominciavo a sospettar male. In certe cose, non si sa mai.... Durante la mattina, non vidi nè l’ammiraglio, nè il Rosetti, nè l’Alverighi: il Cavalcanti invece sì, e parlammo prima del discorso di Apollo. Io gli raccontai che la notte m’ero sforzato di inchiodare di nuovo il sole al centro del sistema solare: ragionammo a lungo della scienza moderna, che sta volatilizzandosi nel pensiero stesso degli scienziati, della voga che ha ripigliata la filosofia critica; e il Cavalcanti la spiegò, dicendo che la scienza doveva essere, come l’arte, una delle tante vie che conducono l’uomo attraverso le foreste del mondo verso la Vita; ma che le fitte liane degl’interessi, come succede tanto spesso nelle foreste del Brasile, l’aveva intercettata. Non potei a meno di parlargli anche della signora e di raccontare quel che la bella genovese aveva supposto. Sorrise; si strinse nelle spalle; e:

— Perchè no? — disse.

Anche il Cavalcanti dunque non era alieno dal sospettare! A colazione comparvero il Rosetti e l’ammiraglio: ma nè alcuno chiese a questi, nè egli ci diede notizie della signora, quasi che tutti fossero stati presi da un subito scrupolo di toccare l’argomento. E questo silenzio — non so perchè — mi disanimò ancor più dal credere senza riserve nella sua innocenza. Io tentai di indurre il Rosetti ad aprire subito i riposti segreti della sapienza apollinea: ma il Rosetti si schermì, rimandò le chiose alla sera, dopo il pranzo; perchè nel pomeriggio doveva scrivere le sue note di viaggio. Si ragionò dunque di altre cose: del signor Yriondo, per esempio, che ormai era entrato in convalescenza. La scienza cristiana vinceva!

Terminata la colazione, dopo aver letto sulla carta che a mezzodì eravamo giunti a 31 gradi e 12 minuti di latitudine, a 11 gradi e 12 minuti di longitudine, trassi in disparte l’ammiraglio prima che ci disperdessimo per la siesta, e gli chiesi notizie della signora. Aveva passata una notte torbida; nella mattina lo aveva fatto chiamare; e tra pianti e sospiri gli aveva detto e ripetuto che non poteva ancora capacitarsi; che tra lei e suo marito non c’era mai stato nessun sospetto o serio litigio: che miss Robbins era sempre stata la più buona, leale, sincera tra le donne; che essa credeva di sognare, non capiva, si chiedeva se il mondo non si era da un giorno all’altro rovesciato....

— Rovesciare e rovesciabile sono le parole che avremo adoperate di più, in questo viaggio — pensai tra di me.