E con quanta maggior discrezione seppi usare, gli chiesi se la signora gli pareva sincera. Non rispose chiaro nè sì nè no: gli dissi allora che insomma una ragione doveva esserci ad un così strano divorzio; forse egli, avendo conosciuto il marito, poteva indovinarla. Mi guardò, sorrise; e:
— Non posso credere che il Feldmann sia matto, — rispose, girando di largo. — Un uomo.... che ha fatta una così grande fortuna!
Esitò alquanto; poi, a poco a poco, si aprì e alla fine mi raccontò che il Feldmann accusava la moglie di essere una donna insopportabile, testarda, puntigliosa, dispettosa. «A voi che la vedete — ripeteva spesso — tutta fronzoli e sorrisi, in un salotto, sembra un angelo. Ma dovreste viverci insieme!» Si lagnava che fosse gelosa e sospettosa: che lo spiasse senza ragione, gli aprisse le lettere, ne facesse sorvegliare ogni passo e scritto e parola.
— E questa è davvero bizzarra, — soggiunse: — perchè anche poco fa la signora mi ripeteva per la millesima volta che lei non ha mai sospettato di nulla. Chi ci si raccapezza è bravo....
Gli chiesi allora se il marito, a suo credere, potesse rimproverare alla moglie qualche infedeltà. Ma su questo punto fu reciso:
— No, no. In questo, la signora è stata sempre al di sopra di ogni sospetto. Non ho mai udito nè il marito nè altri esprimere il più leggero dubbio.... E poi, direi quasi che si sente, avvicinandola, che è una donna virtuosa. I rimproveri del marito erano di altro ordine....
E, dopo una nuova esitanza e dopo avermi raccomandata la discrezione:
— Vuol che le racconti la più strana? — disse. — Un giorno mi confidò che sospettava sua moglie.... di volerlo avvelenare!
— Avvelenare! — esclamai — Questa poi!
E mi raccontò che gli aveva detto di essersi sentito più volte dei misteriosi malesseri, che sua moglie a più riprese si era stranamente ostinata a voler preparare con le sue mani il thè e il caffè....