— Ma, signor Rosetti.... Lei sa meglio di me in che secolo noi viviamo.... Dopo Kant e la Critica della Ragion Pura.... Dopo la Rivoluzione Francese....
In quel momento tre onde strisciarono e si fransero, una dopo l’altra, con immane fragore, lungo i fianchi del «Cordova». Ci fermammo alcuni istanti a guardare quella fragorosa tempesta di smeraldo e di oro, di zaffiro e d’argento. Il via vai, il gridio, il gesticolare crescevano intorno a noi, a mano a mano che la porta del mondo antico avvicinava e se ne vedevan più nitidi gli stipiti; ma l’orizzonte a ponente incupiva; i grandi squarci azzurri nel cielo si restringevano e il chiarore del giorno incominciava a velarsi. Quando prendemmo a passeggiare, il Rosetti si volse a me, e con una smorfia sardonica:
— Critica! — disse. — È una parola che mi piace poco! Parola greca germanizzata! Incrocio di levantino e di tedesco!
La mia meraviglia cresceva. E chiamando a raccolta le disperse reminiscenze dei miei studi filosofici, avevo incominciata una difesa della critica filosofica: ma il Rosetti non mi lasciò continuare a lungo; chè afferrandomi per il braccio:
— Lo so, lo so, — vivamente interruppe — quel che vuoi dire. L’incredulità moderna sarà un bene, sarà un male: ma se noi non avessimo esercitato il nostro pensiero in mille prodezze, perfino a distruggere Dio pretendendo di dimostrarlo, la nostra mente sarebbe ancora bambina, e noi saremmo oggi al punto dei Mussulmani; non avremmo scoperta l’America e non ci troveremmo qui a ragionare tranquillamente di queste cose, in questo castello natante, a guisa di semidei, come disse all’equatore il nostro avvocato. A proposito oggi non lo si vede: dove si è rintanato? Ragion per cui qualunque sia l’autorità che decide: questo è bello, noi ringraziamo cortesemente: ma subito rispondiamo di voler sapere perchè è bello....
Mi parve fosse giunto il momento di scoprire le mie batterie.
— Per l’appunto — risposi. — Perchè se lei afferma che i principii del bello son tutti arbitrari e convenzionali, fattura umana quindi, momentanea e caduca, come può poi pretendere che l’uomo li adori come principii divini e rimproverargli di volerne scoprire la ragione ultima e il significato profondo? Ma se sono fattura sua e se gli appartengono! Perchè dunque non potrebbe l’Estetica....
Ma il Rosetti, interrompendomi di nuovo:
— L’Estetica! Altro incrocio di levantino e di tedesco! Mi piace poco.
Un po’ risentito: