— Ma insomma — dissi — oggi non le piace nulla. Non la Critica, non l’Estetica. Si può sapere che cosa le piace, allora?
In quel momento, arrivando alla passerella di prua, scorgemmo a destra il capo Spartel ormai così vicino che ai suoi piedi si vedevano i marosi rincorrersi sulla riva lunghi, sottili e bianchi.
Il Rosetti si fermò: guardò: e come distraendosi:
— Gli antichi — mormorò — favoleggiarono che Anteo fu seppellito ai piedi del capo Spartel, in quelle grotte là.... Anteo che simboleggia l’indomabile energia dell’uomo. Ma perchè farlo morire sulle sponde dell’Atlantico? — Poi rivolgendosi a me, invece di rispondermi: — Per secoli e secoli dunque — disse — Dio fu il sostegno eterno e inconcusso delle cose contingenti: la necessità incondizionata a cui la mente umana ascendeva per la scala infinita delle cause; la guida, la regola, la misura suprema. Non era lecito però di voltarsi a guardarne il volto! Egli stesso lo aveva proibito. «Videbis posteriora men, faciem autem meam videre non poteris». Ma l’uomo è curioso e ribelle: incominciò a sbirciar con la coda dell’occhio; a speculare e a ragionare sulla essenza e sugli attributi di Dio: si ingarbugliò, gli parve e non gli parve di discernere qualche cosa; tentò di veder meglio e volse un po’ di più il capo: si ingarbugliò ancora di più in un ginepraio di ragionamenti sottili; finchè un giorno, non sapendo più se quel che vedeva e non vedeva era la faccia di Dio, se quella che sentiva e non sentiva era la voce di Dio, si voltò in pieno.... Comparve Kant. Ma il volto divino era sparito. L’uomo non vide più neppure, come Mosè, le spalle di Dio: gli spazi infiniti, in cui risuonava la voce, ammutolirono....
Questo biblico discorsetto era tanto inaspettato sulla bocca del Rosetti, che non potetti trattenermi dall’interrompere:
— Ma vuol lei forse imputare a Kant l’incredulità moderna? Questa ha ben altre cause: lo ha detto anche lei poco fa....
In quel momento le lampadine elettriche si accesero sul nostro capo, fioche nell’ultimo chiarore del giorno: avevamo ormai imboccato lo stretto e andavamo nell’imbrunire, per acque cupe e mosse, sotto torbido e basso cielo, costeggiando le coste europee che intravedevamo nel crepuscolo oscure e confuse, senza discernere dall’altra parte il Marocco. Il Rosetti tacque un istante guardando le luci: poi d’improvviso, rivolgendosi a me e con un rapido trapasso:
— Dunque — disse — siamo d’accordo. La Rivoluzione Francese, altro che la caduta di una antica dinastia o un rivolgimento di istituzioni! Fu il nuovo assalto dei Titani all’Olimpo. Fu il più formidabile atto di volontà che la storia racconti. Fu l’atto di volontà che rovesciò quasi tutti gli antichi «étalons de mesure», le tavole dei valori che l’uomo adorava da secoli e ne impose delle nuove. Fu la battaglia campale data dall’uomo a Dio, per rovesciarlo dal trono. Da secoli l’uomo molestava con la guerriglia dei filosofi e degli scienziati le comunicazioni tra la terra ed il cielo; ed ecco a un tratto i battaglioni si levarono e via, difilati, all’assalto! E Dio fu ridotto a forma di fantasma filosofico: sui gradini del suo trono si sedette il pensiero dell’uomo, ma come nel Giappone di un secolo fa, lo shogun ai piedi del trono del Mikado, in apparenza ministro, in verità sovrano e sommo motore della vita tutta quanta: dell’arte, della morale, del diritto, della educazione, della politica, e perfin di sè stesso. Perchè a poco a poco, sentendo di muovere tutte le cose e non sentendosi più mosso da nessuna spinta superiore, uno strano, tormentoso e sublime delirio invase il pensiero dell’uomo: volle anche vedersi a muovere sè stesso e quasi direi guardare la propria faccia senza specchio. E l’effetto ultimo di questo delirante impero dello shogun, noi lo abbiamo veduto in questa lunga navigazione. Non avendo niente altro da fare, abbiamo discusso un po’ di cose serie; e volevamo sapere se New-York è bella od è brutta, ma l’Estetica non ce l’ha saputo dire: volevamo sapere che cosa è il progresso, e non ne siamo venuti a capo; se le macchine sono utili o dannose, se la scienza è vera o falsa, se la ricchezza è buona o cattiva, se l’America è da più o da meno dell’Europa; e non ci siamo raccapezzati. Chi diceva di sì, e chi di no. Ragionamenti rovesciabili dappertutto. Lo spirito gira su sè medesimo per vedere la propria faccia: e gira, gira, gli piglia il capogiro....
Il ragionamento del Rosetti serpeggiava tra gli scherzi di una sottile ironia, come una biscia tra l’erba, che si vede e non si vede.... Disperando di colpirla, tentai di nuovo di tagliarle la strada:
— Ma insomma non divaghiamo. Torniamo al punto. Pensa lei, sì o no, che quel che noi chiamiamo il Bello sia una opinione umana, mutevole da luogo a luogo, di tempo in tempo?