— Ho capito: — dissi — lei appartiene a quella scuola di Europei che considerano gli Americani come dei barbari, suo marito a quell’altra, che li ammira come il superpopolo.

E risolutamente difesi l’America. Dissi che a New-York, a Washington, a Filadelfia, a Boston avevo conosciuto una aristocrazia che tale poteva dirsi non per i titoli ma per le virtù: per l’educazione, per la signorile semplicità, per l’amore della cultura e il fervore delle aspirazioni disinteressate. Aggiunsi che a quella aristocrazia avrei piuttosto apposto a difetto il soverchio e talvolta chimerico fervore di queste aspirazioni, una certa timidezza e quel suo troppo grande rispetto della cultura e dell’Europa, per cui tra le idee che vengono dal vecchio mondo, l’America non si decide e quasi non osa di scegliere; se le piglia tutte, e quindi ne piglia troppe.... Conchiusi che, fosse effetto del protestantesimo radicale o della filosofia del secolo XVIII o di qualche altra ignota causa, l’America mi era parsa piuttosto, per certi rispetti, un paese mistico: ad ogni modo più mistico dell’Europa, di sicuro.

Mi aspettavo chi sa quante obiezioni e proteste; invece:

— È vero — rispose tranquillamente, come udisse cosa da lei sempre pensata e come le fosse uscito per intero di mente quel che aveva detto pochi minuti prima. — In America ci sono degli uomini deliziosi. Le donne mi piacciono meno.... Ho alcuni amici laggiù, di cui non saprei trovare il paragone tra i miei amici di Europa.

— E allora, — risposi, — di che si lagna? E perchè mi bistratta a quel modo gli Americani? Che le hanno fatto?

— Ma non mi hanno fatto nessun male: anzi!... — rispose. — Gli anni più felici della mia vita li ho passati in America....

— A che età è andata in America? — interruppi insidiosamente.

— Quando mi sono sposata, — rispose pronta, preferendo, come gli antichi, misurare il tempo con gli eventi anzichè dall’anno della salute di Nostro Signore. E continuò: — Sarei proprio un’ingrata se mi lagnassi dell’America e degli Americani. E non mi lagno....

— Un pochino, direi, però, — obiettai.

— Perchè osservo negli Americani certi difetti? Ma ne abbiamo tutti. Non pretenderà mica anche lei che gli Americani siano perfetti.