— Sicuro: — replicò pronto il dottore — perchè in America i mariti si piglino una nuova moglie e le loro mogli nel frattempo si tengano in esercizio, nel villaggio, con dei rimpiazzi! E poi il marito accorra dall’America e la scanni, o la moglie, non potendo più vivere con il marito quando torna pieno di vizi, gli somministri l’arsenico! Perchè quella bella malattia che lei sa, l’hanno portata nei villaggi dell’Italia meridionale gli emigranti, insieme con i pesos e i dollari....

— Ma insomma, — disse l’Alverighi — bisognerà pure che le donne si decidano: o ad accompagnare il marito in America o a restare a casa. Se non vogliono restare a casa, imparino a lavorare.

— Ma anche questo partito ha i suoi pericoli — intervenne la Gina. — Si rimprovera spesso alla donna del mezzogiorno la sua poca iniziativa e la sua inerzia. Ma la donna del settentrione che va nelle officine, che emigra, che sa adattarsi alla civiltà moderna, spesso ammala e muore. Come Maddalena e come le donne del mezzogiorno che seguono l’esempio del settentrione.... Quante ne ho viste, in Europa e in America! La donna è la principal vittima della civiltà meccanica!

— Come di tutte le civiltà, — disse il Rosetti. — E non è la vittima soltanto, ma anche il maggiore grattacapo. Perchè uno dei più spinosi problemi che ogni civiltà ha dovuto sciogliere, è proprio questo. Che cosa far fare alle donne oltre i figlioli? Niente? È troppo poco. Le stesse cose che fanno gli uomini? Ci sono altri inconvenienti.

— Sì, ma la macchina — osservò la mia signora — ha anche fatto più difficile il problema.

— Senza dubbio — assentì il Rosetti. — Nella furia di far quattrini e di conquistar la terra, la nostra civiltà dimentica forse un po’ troppo che il mondo si compone di uomini e donne.... E un’altra cosa, anche: che uomini e donne, dopo aver vissuto, devono morire.... Un passo, qualche volta, un po’ scabroso.... Un po’ di preparazione non sarebbe forse sempre inutile!

Ragionammo un po’ su questo punto; e un po’ scherzosamente si conchiuse che se non ci fossero le donne, gli uomini da soli potrebbero vivere tra i due mondi più comodamente e senza tanti guai! A mezzogiorno toccammo il 37º grado e il secondo minuto di latitudine, il primo grado e il 37º minuto di longitudine; e nel pomeriggio, mentre navigavamo in vista delle coste montuose e deserte della Spagna, la piccola società raccogliticcia, che si era formata in mezzo all’Oceano entro il «Cordova», incominciò a sciogliersi. Le amicizie strette in quelle due settimane si allentavano; i crocchi diradavano; ciascuno ricominciava a pensare ai bagagli, alla terra, alle sue faccende; al vasto mondo in cui ci disperderemmo tutti di nuovo tra due giorni per non ritrovarci forse mai più. L’ammiraglio non si fece vedere: incontrai solo per un momento l’Alverighi che con un fascio di carte in mano si recava dal Vazquez: il Rosetti stette nella cabina a scrivere: vidi invece il Cavalcanti, che solo non pensava alla terra e all’arrivo e ai bagagli, ma al discorso udito la sera prima. Ne parlammo a lungo, in faccia al mare azzurro e un po’ agitato: nella giornata piena di luce, ma velata all’orizzonte di freddi vapori; e ci confidammo, disordinatamente e vivacemente, i pensieri che erano nati in noi da quei ragionamenti.

— Ho capito finalmente — diceva il Cavalcanti — perchè l’Olimpo è un inferno! Perchè gli artisti, i letterati, i sapienti dell’Europa sono così nemici tra di loro, e ciascuno vorrebbe essere solo, anzi l’unico. Sono cose che in America — dove si vive nell’illimitato, solo per sfruttare una terra che è ancora più vasta e ricca delle nostre cupidigie — non si capiscono. La Bellezza e la Verità sono, sì, cose infinite: ma il numero di Bellezze e di Verità che riescono a farsi ammirare da una generazione o a convincerla, è limitato. Ogni Verità che riluce ne oscura mille altre che avrebbero potuto risplendere: ogni Bellezza che trionfa ne esclude dalla scena mille altre, che altrimenti avrebbero forse trionfato. Quindi l’arte la scienza la filosofia non possono essere che il campo chiuso di una guerra continua e feroce, in cui uno vive della morte di mille.... L’Alverighi ha ragione: chi vuol vivere in pace, vada a Rosario tra quei mercanti di grano! La cultura di un popolo non trionfa che difendendosi ed attaccando quella degli altri popoli....

— Le dica queste cose, a Roma, quando ci sarà.... Se almeno riescisse lei a farle capire!

— Pur troppo, non c’è gloria o grandezza che sia al sicuro da un assalto improvviso. Quanti secoli erano che gli uomini veneravano la letteratura greca e latina? Ora la cultura classica decade: e perchè? Perchè la letteratura greca e la latina non sono più i modelli ufficiali del gusto: perchè i tempi e gli Stati hanno riconosciuto a ciascuno il diritto di scegliersi il modello che gli piace — nella letteratura antica o nelle moderne — in Europa o in America — e magari anche nel futurismo.... E allora perchè dovremmo noi studiare la letteratura greca o latina più che la francese o l’inglese o la russa? Se domani scoprissero in Egitto le commedie di Menandro o tutte le tragedie di Sofocle, in nome di quale autorità potremmo impedire all’Alverighi di dire che a lui avrebbe fatto più piacere se Gorki avesse scritto un altro di quei suoi drammacci così brutti? La lotta è perenne....