Tacemmo, guardando il mare. I nostri pensieri vagabondavano per un mare anche più vasto di idee. Il Cavalcanti riprese, dopo un po’:

— Però, però.... Quanto è straordinario, prodigioso, unico addirittura il tempo in cui ci è capitato di vivere, però! Pochi se ne accorgono ma non importa.... L’uomo che per la prima volta tenta di vivere fuori dei limiti, non tenta forse addirittura di acclimatarsi nell’infinito? E se riuscisse in questa temerità sublime, come è riuscito in tante cose? La pace potrebbe regnare sulla terra e anche nell’Olimpo della Verità e della Bellezza.... Le Bellezze e le Verità si escluderebbero meno ferocemente.... La terra diventerebbe un Eden; e anche l’Alverighi potrebbe amarla tutta, come ama la sua Rosario. Un Dio che guidasse senza comandare, si chiami Dio, Ragione, Scienza....

— Dio non è Dio, che se comanda — interruppi brusco.

— E allora? L’anarchia ci aspetta, vortice inevitabile?

— Resta però lo Stato — risposi. — Si ha un bel ripetere che i principii liberali, lo spirito critico, le idee sovversive minano da tutte le parti lo Stato, fondato dalla Rivoluzione.... Ma paragoni lo Stato europeo ai grandi Stati mussulmani — la Turchia, per esempio — che pure posano sulla idea religiosa dell’autorità, e poi mi dica quale è lo Stato che può comandare e che sa farsi obbedire.... E questa potenza — ci pensavo proprio stamane — è l’effetto di una limitazione. Il signor Rosetti ci ha detto — ed è vero — che i limiti che l’uomo si è tolti dattorno, li ha piantati intorno allo Stato — alla autorità dei sovrani, dei ministri, dei funzionari.... L’ha limitata, questa autorità, un po’ con le leggi e le istituzioni e i principii di diritto pubblico, inventati per impedire allo Stato di maltrattare i cittadini: un po’ anche specializzando, moltiplicando nelle mani dello Stato gli uffici cioè gli strumenti di cui può servirsi. Uno strumento è anche un limite, tanto più preciso, quanto più lo strumento è perfetto: perchè il martello e la sega mi servono, sì, ma solo a picchiare e a segare; e non potrei con una sega picchiare e con un martello segare.... Insomma la autorità dello Stato non fu mai così limitata come oggi, in Europa e in America: e l’effetto è che lo Stato non fu mai così potente. L’autorità è oggi spezzettata tra un grande numero di persone; ciascuno ha il suo briciolo di potere e il suo ufficio delimitato; e questi limiti gl’impediscono così di troppo mal fare come gli dànno un appoggio a fare con risolutezza il suo ristretto còmpito: cosicchè i governi che si servono di questi strumenti nei limiti del loro ufficio, possono generare effetti stupendi! Abbracciare, muovere, dirigere uomini e cose, in tal volume e con tale forza, come non si vide mai. Guardi invece la Turchia.... Poche persone dispongono in alto di un potere illimitato, non solo perchè non ci sono principii di diritto pubblico che lo limitano, ma anche perchè gli organi dello Stato sono poco specializzati e di moltissimi il governo può servirsi a piacere. E quelle poche persone si trovano in un vuoto senza appoggi, quando c’è qualche opera importante da compiere: proprio come in Europa, ora, quando giudichiamo le opere d’arte.... Ha letto gli «Elementi di scienza politica» di Gaetano Mosca? Li legga: vedrà queste cose spiegate con singolare chiarezza, acume e profondità....

— Sì ma da dove viene la spinta che muove lo Stato moderno? Dal popolo, dalla nazione. Quindi lo Stato non può che restituire alla nazione la forza che questa gli dà. E come potrebbe dominarla, se questa si vuol ribellare? Quando lo Stato posava sulla tradizione, poteva trasfondere in una generazione una forza, poca o molta, che non riceveva da quella, ma dai secoli precedenti.

L’obiezione era decisiva. Essa accrebbe in me l’inquietudine che mi angustiava dalla sera precedente. Anche il Cavalcanti dunque esitava indeciso sul margine dei due mondi? Si poteva viver così? A chi si doveva dar ragione e a chi torto nei singoli casi? Oh poter sentire e volere, amare ed odiare ciecamente! Decidere senza dubbio! Tra questi discorsi, la zuffa, i ragionamenti del giorno prima avevo quasi dimenticata la signora Feldmann: quando la sera, pochi minuti prima del pranzo, me la vidi comparire all’improvviso nella sala di aspetto, elegante e ingemmata come di solito. Alla domanda che, un po’ impacciato, le feci: — Come sta? — alzò verso di me il volto affaticato; sorrise; e, tendendomi la mano carica di anelli:

— «Aussi mal que possible, — rispose con la consueta vivacità ed energia: — mais il a bien fallu m’arracher à ma cabine et descendre; je dois moi aussi penser à mes bagages».

Poi mi domandò quando arriveremmo.

— Dopo domani, domenica, — risposi — prima di mezzogiorno, se il Golfo del Leone non ci fa qualche brutto scherzo.