— Sì, sì — diceva intanto concitato il Rosetti al dottore. — Ma l’uomo oggi lavora, lavora, lavora. Ha vinto perfino la sua invincibile pigrizia. E come vuole che il nostro tempo non sia poi indulgente per il resto?
L’Alverighi faceva di gran cenni d’assenso: ma il dottore:
— Benone! — diceva. — Quindi quando tua moglie invecchia o non ti piace più, il signor Feldmann ti insegna come devi fare. Evviva l’America!
— Un uomo — replicò rapido e vivace il Rosetti — può essere un marito mediocre o anche un marito cattivo e rendere dei grandi servigi al suo paese. Toglierebbe lei, se fosse ministro, il comando di una guerra a un generale capace di vincere, solo perchè avesse tradito sua moglie?
— Ho capito — replicò beffardo il dottore. — Qui non c’è che una colpevole: Orsola. Quella non è che una donna onesta.
— È una donna pigra e poco destra — intervenne l’Alverighi. — La signora Ferrero ha ragione.
— Orsola — aggiunse il Rosetti — è una donna onesta, lo credo anche io. Ma Dio mi scampi dalle donne oneste se tutte rassomigliano a quella. Perchè non ha tradito suo marito e sa di possedere una virtù piuttosto raruccia ai tempi che corrono, Orsola crede di aver diritto di rovinare la sua famiglia con la sua inettitudine e di non pagare i debiti.
— Cioè probabilmente degli usurai esosi e rapaci.... — replicò il dottore.
— Anche il più esoso usuraio — ribattè il Rosetti — è un benefattore a modo suo, se vuole. Perchè quando uno è in bisogno di denaro....
— Preferisco chi me lo presta al cinquanta per cento a chi non me lo presta al cinque — conchiuse pronto l’Alverighi.