— Ma questo è un manicomio! — protestò l’ammiraglio.

— È il diritto! — risposi.

La signora aveva ascoltato questo discorso in silenzio, sorridendo come al solito, non però nel solito modo, tutta lampi vivi e scoppi schietti di allegria, ma con una insistenza immobile delle labbra che mi parve quasi sforzata ed assente. Ma i servi incominciavano a sparecchiare: l’Alverighi e il Cavalcanti uscirono, per fumare un sigaro sul ponte, prima di incominciare la discussione: uscirono anche l’ammiraglio e la signora, parlando sottovoce tra loro. Eravamo intesi che ci troveremmo nel salone superiore alle nove. Alle nove infatti, scherzando e sorridendo sulla sorte del sempre sventurato «Amleto», salivamo tutti, anche la Gina, che, sentendosi bene, voleva ascoltare la discussione, al salone superiore, piccolo, basso, roseo, elegante, scricchiolante e tremolante con la gran mole su cui posava. Non so chi aveva disposto intorno ad un tavolo, a semicerchio, parecchie sedie, e nel mezzo, di fronte proprio al tavolo, una poltrona: questa fu assegnata, senza discussione, alla signora Feldmann: — «Συνἐδριον κατασκευἀσωμεν», come dice Platone, — mormorò il Rosetti: ci sedemmo tutti a caso, con un sussiego di serietà non scevro di qualche ironia; e quando ebbe ottenuto il necessario silenzio, il barbaro, l’Alverighi, al tavolo, con dinanzi aperto il volume, incominciò a parlare.

V.

— Tanto per cominciare, la prima scena è inutile. Provatevi a leggere la tragedia saltandola, e vedrete! Ma che bisogno c’era di far apparire nella prima scena lo spettro a Orazio, a Marcello e a Bernardo, se questi subito dopo, nella seconda, raccontano la apparizione ad Amleto? La prima scena è inutile, non solo; ma indebolisce la scena capitale dell’atto, quella in cui lo spettro del padre apparisce ad Amleto: perchè lo spettatore lo ha già visto, il terribile fantasma....

E si fermò un istante, guardando il Cavalcanti, come per aspettare se obiettasse. Ma il Cavalcanti tacque.

— La seconda scena, invece, mi piace — proseguì l’Alverighi. — Il re fa una bella parlata agli ambasciatori che spedisce in Norvegia; poi Laerte domanda licenza di ripartire per Parigi: indi il re e la regina si rivolgono ad Amleto che assiste all’udienza vestito a lutto, taciturno e cupo. Amleto entra in iscena bene, con un pezzo di vigorosa poesia:

Seems, madame! Nay, it is: I know not seems....

e poi nel monologo:

O! that this too too solid flesh would melt.