Ma il Rosetti si rivolse subito verso di me; e tranquillo, sorridendo:

— Tu credi dunque che gli uomini non potranno mai, proprio mai, ammirare i gratta-nuvole? Tu presumi allora assai del tuo gusto. Mio caro, non c’è cosa che gli uomini non siano capaci d’ammirare, quando vogliono, purchè vo-glia-no! (e scandì le sillabe). Il vecchio e il nuovo, la curva e la retta, l’arabesco e il geometrico, il grande e il piccolo, la regola e il mostro, la proporzione e la sproporzione, il flebile e l’enfatico, l’equilibrio e lo squilibrio, il classico e il rococò, l’attico e il barocco, la rosa e l’orchidea, il semplice ed il maestoso, la maiolica italiana e la ceramica cinese, la montagna selvatica e i giardini artifiziosi, la tradizione e il futurismo: tutto, tutto può sfiorar di piacere i nostri nervi, e questo piacevole soffio, se degli interessi se ne immischiano, essere per qualche tempo almeno imposto come misura assoluta del bello.... Senonchè rassicurati, tu che alla gloria del vecchio mondo ci tieni tanto; e rassicura l’ammiraglio, che ha paura dell’anarchia: ce ne vorrà del tempo, prima che New-York apparisca agli occhi degli uomini come una bella città! L’opinione che le arti dell’Europa sono i modelli della bellezza è imposta da una così forte alleanza di potentati diversi, che l’America sarà impari al cimento per secoli. L’Europa detta e per un pezzo detterà le leggi del bello; e l’America dovrà aspettarne, di là dall’Oceano, trepidante e un po’ vergognosa, l’arcigno e non sempre sincero giudizio! Lei, avvocato, ha torto di invocare, e l’ammiraglio di temere, la libertà. Sì, l’uomo moderno rivede i conti anche al Creatore, come lei dice: ma in arte, no; serve con voluttà; non vuol essere liberato, cerca un’autorità a cui piegare: i classici, le glorie canonizzate ufficialmente, i principii indiscussi; e se lei lo libera da questo giogo, lo vedrà correre a buttarsi ai piedi e tendere per un nuovo giogo il collo agli sfacciati e ai ciarlatani, ai critici e agli esteti, come dice lei, che gli dànno ad intendere di saper essi quel che è bello e quel che è brutto.... Ma un’autorità ed un padrone, li vuole a tutti i costi!

Il Rosetti tacque; l’Alverighi non rispose: e in silenzio, tutti e tre, percorremmo due volte innanzi e indietro il ponte di passeggiata. Si capiva che l’Alverighi era perplesso e impacciato. In quella suonò la campana che annunciava esser pronto il gelato offerto ai passeggeri ogni domenica sera.

— Andiamo a rinfrescarci? — proposi.

Ma il Rosetti disse di no e l’Alverighi dichiarò che voleva ritirarsi: li lasciai dunque, e mi recai nella sala da pranzo. Ne uscii mezz’ora dopo per andare a letto; ma ero appena uscito sul ponte, che mi sentii chiamare dal Cavalcanti.

— Senta, senta quel che succede — mi disse. — Che cantonata avevo presa!...

L’ammiraglio gli aveva raccontato, poco prima, come il marito della signora Feldmann fosse partito tre mesi prima per gli Stati Uniti chiamato — aveva detto — da urgenti faccende e con il proposito di restar assente circa quattro mesi; ed essa stava aspettandolo tranquilla in Rio di ritorno, quando ad un tratto, tre giorni prima della partenza del «Cordova», aveva ricevuto un telegramma del signor Löventhal, lo zio del marito, che la pregava di partire senza indugio per l’Europa e gli Stati Uniti, correndo a New-York la voce che suo marito intendesse avviare una procedura di divorzio. Fuori di sè, la signora era corsa a chieder consiglio a lui, l’ammiraglio, e l’ammiraglio, poichè fra tre giorni egli si imbarcava sul «Cordova», l’aveva persuasa a partire con lui, che potrebbe assisterla nel viaggio. Questa era la ragione per cui si trovava a bordo del «Cordova». Ma prima di partire essa aveva telegrafato allo zio, al suo avvocato e a parecchi amici di New-York di raccogliere e telegrafarle notizie, a Rio se potevano prima che essa partisse, se no alle Canarie, dove il vapore faceva scalo. Nessun dispaccio essendo giunto prima della partenza, essa non potrebbe ricevere notizie precise che alle Canarie, tra dieci giorni; il primo giorno era stata abbastanza tranquilla; ma il mio imprudente discorso sulla facilità dei divorzi in America l’avevano di nuovo sconvolta. Quella stanchezza che l’aveva vinta il sabato sera, non era, come noi avevamo creduto, noia della filosofia, ma prostrazione dell’ansia protratta.

Ne fui molto dolente; e pregai il Cavalcanti di dire all’ammiraglio che avevo esagerato. Mi rispose che già lo aveva fatto e che l’ammiraglio ne era stato contento. Gli feci allora un breve sunto della conversazione poco prima finita. Ci guardammo in faccia perplessi; e:

— L’arte, interessata? — esclamò dopo un momento. — Ma se la bellezza è il più disinteressato dei piaceri!

— A questo modo, però, — osservai, — New-York ridiventa brutta e le città dell’Europa belle. E l’Alverighi deve star zitto. È sempre un guadagno.