Pensò un momento; poi, scuotendo il capo:
— Purchè il prezzo non sia troppo caro....
Il seguente lunedì noi incominciammo ad accorgerci che in mezzo all’Oceano il sole mette i suoi cavalli al passo. A mano a mano che una nave si allontana dalla terra, allorchè la novità della compagnia e del luogo ha cessato di distrarre piacevolmente gli spiriti, come nei primi giorni, le ore si allungano, e alla lentezza dei giorni e delle notti i naviganti incominciano a misurare quell’immensità dell’Oceano, che il Cavalcanti non riusciva a vedere con gli occhi. Passano i giorni e le settimane; e il cammino percorso non si vede, ma si immagina appena, con una tal confusa idea, ripensando all’infaticato andare della piccola nave per l’acqua infinita; come se la nave si muova senza far cammino in una solitudine invalicabile, fuori del tempo e di ogni vista tranne che delle stelle. Poichè esse sole, le piccole stelle, tacite e vigili, seguono e segnano dall’alto ogni sera, sul quadrante dell’infinito, nel registro dell’eternità, anche l’impercettibile andare dell’arca minuscola per le vie dell’Immensità!
Il lunedì fu dunque il primo giorno in cui incominciammo a misurare con il tedio l’immensità dell’Oceano. Nella mattina non vidi l’Alverighi: e non potei nemmeno saziare di qualche nuova notizia intorno ai casi della signora Feldmann la curiosità solleticata dal racconto del Cavalcanti; perchè non reputai conveniente di muover io primo questo discorso con l’ammiraglio ed egli non ne parlò. Il «Cordova» parve giungere a fatica, a mezzogiorno, a 11 gradi e 6 minuti di latitudine, a 33 gradi e 6 minuti di longitudine; e il pomeriggio fu, nel calore tropicale che prendeva forza, sonnolento, accidioso e «pieno di vuoto». La frase è strana; ma dipinge bene il tedio e l’ozio delle lunghe traversate. L’avremmo quindi dimenticato — anche nel pomeriggio l’Alverighi non si fece vedere — se in quel pomeriggio la moglie di Antonio, quell’antico portinaio che avevo riconosciuto il sabato, non avesse mandato un marinaio a dire alla Gina che desiderava di vederla; e la pregava, poichè essa non poteva salire alla prima classe, di voler scendere essa nella terza. La Gina era scesa; e non era ritornata che due ore dopo, perchè Maddalena — così si chiamava la donna — aveva voluto narrarle la loro storia. Arrivati in Argentina, avevano affittato per tre anni nella provincia di Santa Fè cento ettari di terreno, per coltivare il grano turco....
— Cento ettari! — interruppi trasecolato. — Quel poltrone ha affittato cento ettari? E come li ha coltivati?
— Avrà lavorato Maddalena — osservò la Gina.
E continuò a raccontare che, scaduto il contratto, Maddalena e Antonio erano accorsi tra i primi a popolare un nuovo pueblo o villaggio che gli eredi di Alessandro Roca, il fratello dell’ex-Presidente, fondavano sulla ferrovia che da Rio Quarto va a Villa Carlota, in una grande estancia di cui volevano dare all’aratro una parte. Dalla loro storia Maddalena era trapassata ai suoi malanni. Non stava bene; pregava la mia signora di visitarla, come altra volta aveva fatto a Torino; il dottor Montanari le aveva ordinato di stare seduta, il giorno, in una certa parte del ponte sola e senza muoversi. La Gina aveva subito capito che era ammalata di tubercolosi; e di fatti, dopo averla visitata, le aveva detto che le prescrizioni del commissario erano savie e promesso di raccomandarla al dottore. Ciò che di fatti di lì a poco facemmo insieme. Ma:
— Un bel tomo — ci disse subito — quel marito! Assolutamente non vuole che io curi sua moglie.
E ci raccontò che egli cercava di isolare i tubercolotici, assegnando loro un posto della coperta, sotto vento, durante il giorno e facendoli dormire nell’infermeria delle malattie infettive; che ordinava loro di sputare sempre in una pezzuola e di buttarla in mare; e prescriveva infine un nutrimento speciale: uova, latte, carne.... Ma Maddalena non obbediva, sebbene l’avesse minacciata di chiuderla anche il giorno nell’infermeria; e il marito — glielo avevano raccontato i marinai e parecchi emigranti — la sobillava a non dargli retta, strapazzandola se lo faceva.
— Ieri gli ho lavata la testa come si meritava — conchiuse. — Ma a che serve, con questa gente? Bisognerebbe star sempre lì, con il fucile spianato.