— Lo so, lo so — dissi ironicamente. — In America tutto è più bello, più grande; laggiù vi degnate di lavorare!

— In America — rispose — val la pena di faticare. Ci si rischia la pelle: ma almeno in otto o dieci anni uno può mettere qualche cosa da parte.

— E perchè allora non sei rimasto in America la prima volta che c’eri andato?

— Perchè c’ero andato senza una donna. Maddalena aveva paura del mare. Un uomo solo, in America, guadagna molto, ma il denaro se ne va....

— Cosicchè eri solamente tornato a ripigliar Maddalena? — gli domandai.

Mi rispose senza parola, con un sorriso tra furbesco e soddisfatto.

— Noi dunque — incalzai, fermo ancora nel pensiero che Antonio fosse un balordo — ci siamo arrovellati tre anni per insegnarti il mestiere di fattorino e di portinaio, e tu intanto non pensavi che a persuader tua moglie a ritornare in America?

Di nuovo sorrise con quella sua ingenua malizia. E allora per la prima volta un dubbio mi balenò nella mente: se «Sua Eccellenza lo Zuccone» — come noi lo chiamavamo — non avesse invece fatto lo stolto per vivere tre anni a nostre spese con poca fatica. Ma no; il dubbio era assurdo; Antonio non era da tanto da gabbarci tutti. Spinto tuttavia da una nuova curiosità e poichè eravamo già nel discorso, lo interrogai intorno alle sue vicende. Mi raccontò che arrivato in America con un piccolo gruzzolo, aveva affittato nella provincia di Santa Fé cento ettari di terreno, in un sito che aveva già adocchiato durante il primo viaggio: aveva seminato il grano turco, era stato favorito da due annate straordinariamente buone su tre e aveva guadagnato circa trentamila lire; ma non aveva voluto tentare più la fortuna.

— La raccolta — diceva — dipende troppo in Argentina dalla pioggia e dalle cavallette: e ormai i peones pretendono troppo per la mietitura.

— Sono seguaci delle tue teorie — interruppi.