— Niente affatto — rispose l’altro. — Ma la ragione, il sentimento, il buon senso e in caso disperato un lodevole spirito di rivolta riconosceranno sempre al povero il diritto di interpretare con una certa larghezza i patti impostigli con la forza dal ricco prepotente. Ai ricchi di Europa piacerebbe, lo so, di chiudere anche le porte di questo supremo asilo....
In odio all’Europa l’avvocato trascendeva sino ad anarchicheggiare.
— E perchè allora — domandò il dottore — quel galantuomo non venderebbe addirittura sua moglie, se si presenterà, una occasione? Ha fatto bene, lei dice, a passar la spugna sulla colpa della moglie, perchè ne ha ricavato un vantaggio. Perchè non la passerebbe, la spugna, una seconda, una terza, una quarta volta, se ci trova un vantaggio adeguato? Questione di misura e di compenso....
Questa incisiva risposta sconcertò alquanto l’Alverighi, il quale, dopo un momento di silenzio e di esitazione, invece di replicare, prese il largo.
— Ma crede lei proprio che in questioni di questo genere sia sempre facile o addirittura possibile giudicar così, alla spiccia come fa lei: tu hai torto e tu hai ragione? L’imperativo categorico di Kant è una bella cosa: ma è come i tartufi; non è una ghiottoneria da mangiar tutti i giorni. I casi spiccioli della vita sono tanti e così diversi!
— Io so — interruppe aspro il Montanari — che sono sempre capace di distinguere un briccone da un galantuomo....
— Lo crede lei? Proprio davvero? — domandò l’avvocato. — Beato lei, allora! Ma mi permetta di dubitarne.... Sinchè si tratta di azioni semplici, la coscienza parla chiaro: va per questa strada, lascia quell’altra. Nessuno esiterà a maledire chi uccide sua madre per rubarle gli averi. Ma quando le cose si complicano, per esempio se, quando, come, in che misura sia lecito mentire, corrompere, frodare in politica, violare le leggi scritte e i principii dell’onore per il bene pubblico, allora non abbiamo più nè guida nè filo.... Buone ragioni non mancano mai ad uno spirito sottile, e, quando si tratta di difendere il proprio interesse, anche gli spiriti massicci come una colonna del Pantheon diventano sottili come un ago, per giustificare il male e per incriminare il bene. I Gesuiti lo hanno provato e la vita lo prova ancora meglio che i reverendi padri. Dove è la lampada che ci illumini per discernere sicuramente il bene dal male? Io non la vedo.
— Io la vedo invece, — rispose tranquillo tranquillo il dottore. — Anzi è una lucerna: la lucerna del carabiniere. Quando questa lucerna spunta in fondo alla strada, gli uomini lo sanno distinguere, il bene dal male, non dubiti....
Ridemmo tutti, e il capitano ne approfittò per levarsi. Tronca su questa risata, la discussione terminava con svantaggio dell’Alverighi. Ci recammo allora a tribordo; e sulla carta leggemmo che a mezzogiorno eravamo giunti al sesto grado e diciassettesimo minuto di latitudine, al trentaduesimo grado e trentacinquesimo minuto di longitudine. Il giorno dopo saremmo dunque giunti all’equatore. Ma la giornata era ardente, il cielo e il mare intensamente turchini, l’aria abbagliante di immense nubi bianche solitarie nell’azzurro: onde ci disperdemmo presto nelle cabine per la siesta. Nel pomeriggio nuove favole intorno alla signora Feldmann giunsero alle orecchie del Cavalcanti: che a Newport essa possedeva un castello incantato, ove sulle mense brillavano piatti d’oro, e si profondevano tanti fiori e così rari da spendere duemila lire ogni giorno. Di nuovo l’ammiraglio, interrogato da noi, scrollò le spalle, ridendo: e ci descrisse la villa di Newport quale era: piccola, elegante, ospitale; ma insomma a petto di tante antiche e sontuose ville di Europa, modesta! Donde scaturivano dunque tutte quelle favole? Del resto ormai i mercanti astigiani, il dottore di San Paolo e sua moglie, la bella genovese, il Levi e gli altri passeggeri della stessa qualità consideravano come un giusto privilegio della parte più colta e più ricca dei passeggeri — dell’ammiraglio, del Cavalcanti, dell’Alverighi, di noi — avvicinare la miliardaria: sebbene essa non praticasse che noi, per la sola ragione che noi soli conoscevamo le due lingue da essa parlate, il francese e l’inglese. Ma quelli invece erano contenti di poterla salutare con un timido cenno del capo e un sorriso ossequioso, e di aver per amica Lisetta, la sua cameriera: una nizzarda, che parlava l’italiano: una bella giovane bruna e alta, svelta e furba, che aveva acconsentito non senza sussiego a rappresentare la sua padrona e l’alta finanza dell’America presso i viaggiatori di minor conto....
Verso le cinque assistemmo alla «manovra del fuoco»: una commediola immaginata, pare, dai tedeschi per distrarre e rassicurare i viaggiatori. A un tratto la campana annunciò suonando a distesa un immaginario incendio a prua: e perfino i cuochi abbandonarono fuochi e forni, per correre alle pompe ed all’acqua. A pranzo; il dottor Montanari non comparve e quindi non ci fu combattimento: ma una nuova discussione, sì; a cui ci sospinse per caso la conversazione. L’ammiraglio aveva fatto un giro nel pomeriggio per le terze classi e parlato con parecchi emigranti; uno di costoro, un calabrese, gli aveva detto: «Noi dovremmo portare tutti al collo delle medaglie con l’immagine di San Cristoforo Colombo». A udir questa storiella, subito l’Alverighi: