— Ha ragione, ha ragione! — aveva esclamato. — Impari dal popolo, impari, la Chiesa!....
E spiegò poi l’oscura frase raccontandoci come circa mezzo secolo fa la Chiesa fosse stata in forse di santificare Cristoforo Colombo, e come favorita da Pio IX già la procedura fosse avviata.... Allorchè un certo abate Sanguinetti aveva provato, in un dotto libro, documenti alla mano, con il rigoroso metodo scientifico della critica moderna, che a Colombo negli ultimi anni era nato dalla signorina Beatrice Enriquez di Cordova un figlio illegittimo, Ferdinando; e allora il grande navigatore era stato abbandonato da tutti a mezza via sulla strada del paradiso, la procedura della canonizzazione sospesa.... D’accordo tutti biasimammo la piccola mente degli ecclesiastici; la signora Feldmann, che quella sera era molto pallida e portava al collo una nuova collana di perle, si dolse che gli uomini incrudelissero ancora contro la memoria di un grande uomo, già così sventurato da vivo; il Cavalcanti domandò se la scoperta dell’America non fosse di tal peso da bilanciare un concubinato anche sulle bilancie della giustizia divina; l’ammiraglio disse che insomma, e a dispetto di Beatrice, Colombo non avrebbe screditato il Paradiso. Solo il Rosetti non disse nulla. A consolazione di tutti, l’Alverighi raccontò che nell’America del Nord si era formata l’associazione dei «Cavalieri di Colombo», la quale si proponeva di persuader Roma a collocare definitivamente in cielo lo scopritore dell’America. Il discorso divagò su Colombo: io riassunsi, dicendo quanto li ammiravo, i bellissimi studi di Henry Vignaud sulla scoperta dell’America: come cioè Colombo non mettesse la piccola vela al gran viaggio, da cui tanta alterazione doveva procedere nella storia del mondo, per trovare una nuova via alle Indie dalla parte di occidente, ma per rintracciare nello sterminato Oceano la ignota terra che un amico suo, trasportato dal caso sulle coste dell’America e ritornatone morente, gli aveva indicata nell’agonia. Si discusse un po’ se questa nuova versione — tanto più verisimile e umana dell’altra — oscurava o schiariva la gloria di Colombo: poi si parlò del grande monumento che gli Italiani erigono a lui in Buenos-Aires e chi lo trovò bello e chi no: dal monumento di Buenos-Aires si passò a parlar degli altri monumenti con cui l’America ha onorato il padre suo, convenendo però tutti che sono di regola piuttosto brutti.... Quando il Cavalcanti pronunciò una frase imprudente.
— Eppure oggi c’è lo scultore che potrebbe fare non «un» monumento, ma «il» monumento di Cristoforo Colombo. È Rodin!
Non l’avesse mai detto! L’Alverighi proruppe come se avesse ricevuto uno schiaffo:
— Rodin? Rodin? — gridò. — Quel troglodita? Lo scultore delle caverne preistoriche?
— Non le piace dunque, a lei, Rodin? — domandò il Cavalcanti.
— E vuol che mi piacciano quei mostri?
— Perché — rispose tranquillamente il Cavalcanti — i suoi occhi sono troppo avvezzi alle forme greche. Ma bisogna aver dei nervi differenti per i diversi artisti e scrittori.... Rodin è lo scultore del trasformismo, che ha rivelato all’uomo l’animalità della sua natura. Dopo Lamarck, Darwin, Haeckel non si poteva più scolpire il corpo umano nella sua bellezza ideale al modo dei Greci; bisognava scolpirlo nella sua animalità truculenta e brutale, come ha fatto Rodin.
— Ecco un bel caso di rovesciamento! — dissi fra me.
Difatti: