— Lo scandalo, lo scandalo! — disse. — E perchè dovrebbe averne paura mio marito? Gli altri hanno tutti bisogno di lui, e lui non ha bisogno di nessuno. È la forza della Banca, questa....
Tentai dimostrarle che nessuno, nemmeno il più potente dei banchieri, può oggi sfidare il pubblico e i suoi pregiudizi, oltre una certa misura: ma pronta essa ribatteva tutte le argomentazioni, obbligandomi a cercare nuove sottigliezze. Mentre discutevo così, con il disagio di chi sente che i propri argomenti scivolano invece di entrar nello spirito dell’interlocutore, i miei occhi si fermarono sopra un oggetto bianco, che stava in terra, vicino al letto, poco distante dai piedi della signora e che sino allora non avevo veduto.... Riconobbi il magnifico vezzo di perle, di cui la signora si era ornata quella sera, e che probabilmente era caduto nella prima confusione dei pianti e dei singhiozzi.
— Stai a vedere che qualcuno lo pesta — fu il pensiero che mi balenò nella mente. E al disagio dell’argomentare inefficace si aggiunse un nuovo malessere: chè pure parlando non potevo staccare gli occhi dalle perle; mi sentivo spinto ad alzarmi e a raccoglierle: guardavo ogni tanto Lisetta, come per domandarle se era cieca. Distratto da questa nuova preoccupazione risposi anche più debolmente alle argomentazioni avversarie; e a mano a mano che la signora trionfava, più si affannava...
— Una nuova crisi avvicina — pensai.
E difatti, a un tratto:
— Ma chi l’avrebbe detto, ancora una settimana fa! Io che l’aspettavo così tranquilla e contenta. E lui che mi scriveva delle lettere così affettuose! Mio Dio, mio Dio, che sorpresa! Mi par di sognare! Dopo ventidue anni di concordia e di amore senza un’ombra, senza un sospetto! Ma sono possibili, simili cose....
Si cacciò il fazzoletto in bocca, scoppiò in pianto, di nuovo nascose nel cuscino la faccia, singhiozzando, gridando che la sua vita era spezzata, che le avevano tirata via di sotto i piedi la tavola in mezzo al torrente, che i suoi amici, se ne aveva, avrebbero dovuto procurarle della stricnina. L’ammiraglio corse a lei, si avvicinò pure la cameriera coprendo con le sue gonne sul pavimento la collana; la scena era pietosa: ma debbo confessare che non ero tanto commosso dalle lagrime della signora, quanto oppresso dalla paura di sentir da un momento all’altro stridere le perle stritolate. Lisetta intanto di nuovo instava perchè la signora bevesse la medicina, e la signora rifiutava: tirandosi indietro un passo finalmente Lisetta vide le perle: e con la punta del piede le spinse sotto il letto. Respirai; ma non potei non pensare tra me che le cameriere delle miliardarie — o di chi passa per tale — trattano i gioielli con una singolare disinvoltura. Intanto, a poco a poco, la signora si tranquillò; e a mano a mano che si calmava, l’ammiraglio prese a confortarla con discorsi più efficaci dei miei. Le rammentò con dolcezza e con autorità quasi paterna la lunga concordia in cui avevano vissuto per tanti anni, la esortò a non disperarsi come se il divorzio fosse già fatto, quando non era neppur sicuro che il marito avesse proprio l’intenzione di ripudiarla: perchè il dispaccio parlava di una voce; e tante sono le dicerie false, ai nostri giorni! Anche se i ragionamenti non convinsero, i ricordi intenerirono la signora: si levò di nuovo a sedere: convenne con certe affermazioni dell’ammiraglio; e alla fine:
— Certo — disse — se ha fatto una cosa simile vuol dire che è impazzito. Bisognerebbe — aggiunse volgendosi a me — che fosse qui suo suocero. Potrebbe darmi un parere o un consiglio....
Libero dall’ansietà per le perle, io dissertai un poco, come potevo, intorno alla follia e alle sue forme.
— Se ne intende lei di queste cose? — mi domandò allora.