— Potrebbe aspirare a una cattedra di filosofia della storia, il nostro avvocato! — dissi ridendo. — Ma tutte queste belle teorie se le è forse fabbricate per rispondere a lei e a quel che lei aveva detto l’altra sera?

— Sì — rispose sorridendo. — E par che a preparare questa risposta abbia pensato questi due giorni, che si è tenuto in disparte....

— E che cosa hanno risposto, lei e il Cavalcanti? — aggiunsi.

— A questo punto ci siamo lasciati. Era tardi; e non avevamo passata la sera, come tu, a consolare delle belle signore.

In quella sopraggiunse Gina e mi disse che aveva allora allora, fatta una visita alla signora Feldmann, la quale poco prima l’aveva fatta pregare di salire nella sua cabina: chè essa era indisposta e desiderava vederla.... Poi esitò come incerta se parlare presente il Rosetti: ma quando le ebbi detto che il Rosetti era informato di ogni cosa, ci raccontò come la signora le avesse chiesto innanzi tutto se con la suggestione si poteva convertire l’amore in odio: e poi l’aveva interrogata intorno alla pazzia, al rammollimento cerebrale, alla vecchiaia e agli effetti suoi: confessandole di aver sempre dubitato che interamente sano di cervello il marito non fosse, sebbene essa non sapesse dire perchè. Forse essa non aveva mai capita l’indole e il temperamento del marito, che era un uomo singolare e curioso: soltanto una volta, e proprio ascoltando tanti anni fa, a Parigi, la mia lettura su Nerone, alla «Société de Géographie», le era parso di intravedere suo marito, e proprio in quell’imperatore debole, capriccioso, squilibrato, viziato dall’adulazione, dal potere, dalla ricchezza, dalla facilità di tutte le cose.

Mi misi a ridere. Una donna gelosa non esita dunque neppure a paragonare un banchiere americano a Nerone! Ragionammo un po’ di queste confidenze, che mi parevano contradire alquanto le affermazioni fatte la sera precedente sulla immutata concordia della loro convivenza. Ma mentre eravamo in questi discorsi ecco comparire, di corsa come al solito, e con un libro sotto il braccio, l’Alverighi: bianco vestito a nuovo, dalle scarpe alla cravatta, pettinato, fresco e arzillo....

— Ferrero, Ferrero! — gridò, appena mi vide, mentre si avvicinava a noi. — Perchè ieri sera se ne è andato proprio sul più bello? Ha tempo adesso? Le voglio ripetere quello che ho detto.

Ma ebbi appena il tempo di avvertirlo che era già fatto: chè la prima campana della colazione, squillando, ci disperse a precipizio nelle nostre cabine. Ci ritrovammo un quarto d’ora dopo nella sala da pranzo, presenti il Cavalcanti e l’ammiraglio che non avevo ancora visti nella mattina, ma non la signora Feldmann che non comparve: e divagammo da prima con i discorsi, un po’ a caso, sull’imminente passaggio dell’equatore.

— Quando entreremo nell’emisfero boreale?

— Nel pomeriggio, — ci aveva detto, incalzato dalle nostre domande, il capitano.