— Vi scandalizzo, non è vero? Ma insomma: siamo sinceri: c’è uno solo di voi che sarebbe pronto a far getto o rinuncia di una sola delle comodità odierne — del solo servizio delle poste, per esempio, — purchè un nuovo Dante nascesse a comporre un’altra Commedia, umana o divina? Credete proprio sul serio che giovi oggi ancora lamentarsi e rammaricare, se a qualche rarissimo genio non riesce più di partorire il suo capolavoro immortale nella solitudine del suo orgoglio? Quando l’uomo inventa macchine più potenti e conquista la terra, il mare, l’aria; e con in mano questi ordigni miracolosi si accorge di diventare il mago sognato per tanti secoli nelle leggende; e la moltitudine chiede pane, companatico, istruzione, agiatezza, sicurezza, piaceri, aria, luce, libertà: tutti i beni di Dio, tutti gli anni di più? bastano forse a soddisfarla versi e quadri: o non occorrono capitali, e terre, e miniere, e macchine: macchine ogni anno più veloci, più possenti, più portentose....
— Per rimbarbarirla e farla insaziabile, — interruppe Gina a questo punto, improvvisa e recisa.
Tutti si volsero verso di lei, un po’ sorpresi sopratutto dal suo tono, aspro e quasi violento: anche l’Alverighi, sebbene egli non paresse lì per lì scorgere il pericolo che lo minacciava di fianco.
— Per edificare una civiltà più sapiente, più potente, più ricca, — rispose poi, dopo un istante, pacatamente.
— Più prodiga e pazza. Proprio quando la Rivoluzione Francese lo aveva liberato dalla tirannide dello Stato e della Chiesa, l’uomo si è dato schiavo in balia delle macchine.
— Schiavo delle macchine, l’uomo? — chiese l’Alverighi sorpreso, come chi non capisce.
— Sicuro. Quando le abbiamo fabbricate, non c’è scampo: dobbiamo farle muovere a qualunque costo, perchè se no irrugginiscono; e se non abbiamo bisogno di quel che esse fabbricano, tanto peggio per noi! Non son le macchine che servono i nostri bisogni: ma i nostri bisogni che devono servire le macchine!
— Ma, signora, — rispose l’Alverighi — vuol lei forse rimproverare ai nostri tempi il maggiore ben essere della moltitudine? Che il popolo finalmente si sfami; e non vada ignudo; e abiti in case più ariose; e prenda una certa dimestichezza con il sapone?
— Il dito mignolo di Leo! — rispose seccamente e un po’ ironica la Gina, alzando lo spalle: e aggiunse rivolta a me: — Ti ricordi la storia?
Assentii sorridendo: ma gli altri non capivano e chiesero spiegazioni.