Gli raccontai allora in succinto il colloquio che la signora aveva avuto con mia moglie alla mattina: ma quando gli dissi che la signora dubitava che suo marito fosse un po’ matto, un sorriso spuntò sulle sue labbra.
— Perchè sorride? — chiesi.
— Per nulla. Così! — rispose.
E ammutolì di nuovo, guardando le danze, mentre io avviavo un discorso sull’argomento discusso durante il pranzo. Quando, a un tratto, la macchina, fischiando roca, sorda, lungamente, annunciò a tutti noi, ormai quasi dimentichi, che il confine ideale tra le due metà della terra era superato! Le coppie si sciolsero: la signora si levò: tutti corremmo a precipizio sul ponte: dalle viscere profonde, dai ripostigli reconditi della nave, uomini e donne sbucarono, nella terza classe, sui due ponti della prima, per vedere il «Cordova» navigare nell’emisfero boreale: delle grida di gioia risuonarono nella notte.... Ma la notte era, come al solito, oscura; in cima ad essa le stelle brillavano con il consueto silenzioso splendore: nè più lento nè più veloce il «Cordova» fendeva con un fragor di cascata l’immensità delle acque, di cui appena si intravedeva qualche lembo. Noi avevamo mutato emisfero, ma nulla era mutato nel mondo: gridavamo all’Universo la nostra esultanza dal fondo della notte, in mezzo all’Oceano, entro la minuscola conchiglia di ferro che ci portava: ma la faccia dell’oscura immensità non si corrugò neppure di un impercettibile fremito!
A poco a poco, uno per volta, dopo aver guardato in alto, in basso, a destra, a sinistra più volte; dopo esserci convinti che se noi avevamo mutato emisfero, nulla era mutato intorno a noi, incominciammo tutti a disperderci per il vapore, ai tripudi della sera. E dopo qualche tempo la mia signora ed io ragionavamo in un cantuccio del ponte di passeggiata ed io le ripetevo quel che il dottore mi aveva detto di Maddalena e le trasmettevo la sua preghiera, quando sopraggiunse la signora Feldmann. Si sedè accanto a noi: incominciò vari discorsi banali — necessari preamboli — sul tempo, sul mare, sulla serata: poi a un tratto, e improvvisamente, mi chiese se a New-York non fosse venuta alle mie orecchie, intorno a suo marito, nessuna notizia o voce o diceria, che potesse illuminarla. Risposi la verità, di no, cioè: e poi le chiesi, scherzosamente, se suo marito rassomigliava davvero a Nerone.
— Lasciamo in disparte — dissi — la crudeltà: ma Nerone era un uomo debole, incerto, pauroso. Un banchiere sarà quel che lei vuole: un avvoltoio o un predone: ma dell’energia deve averne....
La signora era intenta, in quel momento, a distendere con le due mani un lembo del suo bianco velo sul ginocchio sinistro.
— Lo crede, lei, davvero? — disse lentamente, alzando gli occhi e guardandomi con un fine sorriso.
— Per Bacco! se lo credo! — risposi, con un fare un po’ dottrinario. — I banchieri sono i condottieri del mondo moderno!
— Per loro scienziati, che vedono lo cose dall’alto, in grande.... Ma per le mogli che debbono viverci insieme, giorno e notte.... non so.