— Anche adesso?
— Se sapesse! — rispose alzando le mani con un gesto di sbigottimento. — Quanto legge e quanto scrive! Nemmeno addormentarsi può, sè non ha un libro o una rivista. Quando ripenso ai primi anni di matrimonio e quanto mi hanno fatto piangere quei maledetti libri! Perfino in viaggio portava con sè una cassa di libri. E nel transatlantico, a Parigi, negli alberghi, nelle «villes d’eau», appena insediato anche per otto giorni, subito apriva la sua cassa e giù a leggere e a scrivere.... A quanti teatri, musei e divertimenti ho rinunciato, perchè proprio per lui era un sacrificio troppo grande di togliersi dal suo tavolo! «Ce n’était pas folichon, je vous assure....» Poi, a poco a poco, mi ci sono abituata!
E sospirò. Mi parve allora, di poter ormai avventare una domanda addirittura indiscreta e:
— Non era allora un marito molto tenero, mi pare, — dissi.
Ma a questa domanda subito sentii la signora farsi a un tratto ritrosa e quasi sgusciarmi di mano.
— Ma no, ma no — disse lievemente arrossendo. — Federico è il modello dei mariti.
E poi subito ritornò al discorso primitivo.
— Underhill invece era un uomo semplice; poco colto, quasi direi.... un gran bambino! Eppure egli indovinava, e mio marito no, non ostante tutti i suoi studi e non ostante tutti i suoi libri. Io non ho mai capito il perchè.... Eppure mio marito è intelligente.
— L’intuizione, signora, è un dono di Dio: l’erudizione è uno sforzo dell’uomo.
Tacque un momento, sopra pensiero, poi, a un tratto: