— No, no, no! — fu la prima frase che udii avvicinandomi, e parlava piuttosto concitato l’Alverighi, mentre la Gina si sedeva nella sedia che levandosi per venire a noi il Cavalcanti aveva lasciata vuota ed io ed il Cavalcanti avvicinavamo due sedie. — Non si possono paragonare popoli e civiltà, e quindi misurare il progresso nè con dei criteri morali — è questo l’errore della signora Ferrero — nè con dei criteri estetici, è questo l’errore del signor Cavalcanti; perchè un mistico giudicherà progresso la distruzione dell’impero romano operata dal Cristianesimo, mentre un nemico del nome cristiano la giudicherà una catastrofe: e a Chicago o a Pittsburg c’è chi pensa che son più belle le maniere, le vesti, i gusti americani che tutte le vantate eleganze parigine: e sfido lei o chiunque a trovare il mezzo di convincere questi galantuomini di errore.... Tutte queste cose, l’ha detto lei e non io, ciascuno le giudica seconda il suo interesse. Dirò di più, anzi: giacchè a proposito della Francia siamo venuti a discorrere di civiltà raffinata. Io penso che l’idea di una civiltà che sia raffinata deve essere sradicata dai cervelli con il ferro e con il fuoco. Una civiltà raffinata, se non è vizio, è menzogna, illusione, ciarlataneria.

Uscivan di corsa in quel momento e in tumulto, dalla porticina che si apriva sul vestibolo del refettorio, vociando e ridendo clamorosamente, i due mercanti astigiani, la bella genovese, la moglie del dottore di San Paolo, altri passeggieri: le signore trascinate riluttanti e ridenti, sotto braccio, dagli uomini. La festa equatoriale tripudiava fervida nella nave che a passo lento ed eguale attraversava, infaticabile, la notte infinita. Tacemmo per lasciarli passare.

— Si divertono! — mormorò l’ammiraglio.

E il Rosetti:

— Allora — disse — non ci sarebbe, secondo lei, nessuna differenza che si potesse vantare come miglioramento e progresso, per esempio, tra la pittura di un baraccone da fiera e la Trasfigurazione; tra Gasparone e San Francesco; tra Nerone e un filosofo stoico; tra le vesti della cameriera di bordo e quelle della signora Feldmann; tra il vino che bevono gli emigranti e lo Champagne che abbiamo bevuto questa sera, tra la carne delle razze che l’Argentina ha selezionate con tanta cura negli ultimi anni, e le mandre che una volta essa affidava nella pampa alla grazia di Dio? Eppure l’altra sera lei diceva l’opposto, a proposito delle carni argentine.

Questa obiezione colse di sorpresa l’Alverighi, che rispose un po’ impacciato:

— Non dico questo, non dico... Non esageri... Ogni affermazione va presa con un certo discernimento.... Non così proprio alla lettera.... Con un certo buon senso. Se no, dove si va a finire?... Sì, anche nelle arti e nella morale un certo progresso è possibile: ma, come ho a dire? È più lento e meno continuo. Le differenze si percepiscono a grandi distanze, dopo molto tempo.... Non so se mi spiego chiaramente.

— Lei vuol dire, se ho inteso bene, che non si è ancora trovato un calcolo infinitesimale che misuri le differenze minime del bello e del buono? Che quindi non è possibile distinguere che le differenze vistose; che al di là di una certa perfezione nè il più nè il meno non si discernono più; i gradi delle qualità si confondono; ogni cosa può essere giudicata egualmente bella o buona. Che la Trasfigurazione sia più bella del baraccone da fiera o lo Champagne migliore del vino comune, nessuno lo nega: ma non è possibile decidere invece se è più bella la Trasfigurazione o l’Amore sacro e profano, se è più buono lo Champagne o il Bordeaux....

— Benissimo, benissimo, proprio così! — interruppe con vivacità l’Alverighi. — Il che può forse anche spiegarci perchè gli uomini abbiano consumati tanti secoli a perfezionare le arti, le religioni, le leggi nei loro covi antichi prima di uscir fuori alla conquista della terra. Urgeva, in principio e sopratutto, dirozzarsi un po’... Forse la storia non si è sbagliata, quanto io credevo, in principio. Ma ora? Ma ora? io mi domando ogni mattina e ogni sera, se per caso noi dormiamo o sogniamo o vaneggiamo tutti quanti. Nessuno dunque si accorge che la nuovissima storia del mondo è incominciata il giorno in cui in America l’uomo ha imparato a sfruttare gli spazi immensi, a coltivare le pianure sterminate, a camminare alla volta degli orizzonti infiniti? L’ho detto, ma vedo che giova ripeterlo: sino a un secolo fa, prima che si inventasse la macchina a vapore, la ferrovia e tutte le altre macchine mosse dal vapore e dall’elettricità; sinchè l’uomo aveva dovuto lavorare con le sue braccia e camminar con le sue gambe o con quelle di alcuni animali poco più veloci, l’umanità scompariva nelle grandi pianure; si addensava per necessità sulle estremità esili e sui margini filiformi della terra. Ecco, signora Ferrero, la ragione per cui le civiltà antiche fiorirono su territori piccoli e sterili; mentre le parti più fertili della terra, proprio quelle su cui la razza umana avrebbe potuto pullulare e moltiplicare all’infinito le ricchezze del mondo, erano quasi deserte. Ora il miracolo è avvenuto: e lei, ingegnere, non mi stia a ripetere che non è vero che i grandi Stati dell’Europa non si curano più di proteggere le arti, poichè la Francia raffina le eleganze di una civiltà squisitissima.... Di queste eleganze il mondo non sa che farsene: in America l’uomo ha imparato a misurarsi con i continenti: l’uomo deve ora conquistare l’Asia, l’Africa, l’Australia.... Devii il Niger e lo getti nel Sahara, la Francia, piuttosto che conservare le tradizioni della buona cucina o della cultura classica! Questo è il vero progresso; e può essere misurato: superfici coltivate, cavalli vapore, popolazione, numero e potenza di macchine, velocità di treni, statistiche mercantili: importazione ed esportazione.... Che quattro è il doppio di due, nessuno lo metterà in dubbio, per Bacco!

Il Rosetti ascoltava serio e attento, pizzicandosi la rada barbetta tra il pollice e l’indice: tacque un istante, quando l’altro ebbe finito, guardandolo: poi placido e a voce bassa: