Solo dopo un momento di silenzio l’Alverighi rispose, di nuovo impacciato:
— Rispondere.... così.... «stans pede in uno» non è facile. Una formola generale.... Forse sarebbe più facile rispondere caso per caso.
— Ma come fa lei a giudicare ogni singolo caso, se non ha chiara in mente una norma? — chiese il Rosetti.
L’Alverighi tacque un istante, perplesso; poi a un tratto e un po’ brusco:
— Ma insomma, — chiese, — dove vuol andare a parare con tutto questo armeggio?
— Voglio conchiudere — rispose — che la signora Ferrero aveva ragione, quando affermava che le macchine non sarebbero state inventate se i nostri bisogni non fossero cresciuti a tal segno che le mani non bastano più a soddisfarli. Ma lei immedesima le macchine con il progresso. Io faccio allora un passo avanti, e dico che l’inventar macchine non è un progresso che nella misura in cui quelle macchine servono a soddisfare bisogni, come abbiamo detto? legittimi — mi pare. Occorre dunque sapere distinguere i bisogni legittimi dai vizi. Ma come si può fare? È evidente che succedo per i bisogni lo stesso che per le bellezze. Bello è quel che mi piace; o che io ho interesse a considerare come tale. Allo stesso modo a ciascuno sembra legittimo, nobile, degnissimo di esser soddisfatto ogni bisogno che sia forte in lui o che egli abbia interesse a diffondere. Ho quindi paura che anche l’idea di progresso sia una idea rovesciabile o una illusione, come la bellezza, che dipende dall’interesse. Ciascuno se la foggia a modo suo, come gli piace. Per un filosofo il mondo progredisce quando cresce il numero delle teste che si interessano ad problemi della metafisica; per un calzolaio, quando diminuisce il numero dei piedi che vanno scalzi. Lei ha detto che noi non siamo da più dei Romani solo perchè fumiamo e beviamo del thè: ma non so se un mercante di tabacco o di thè sarebbero dello stesso parere. Lei ha dimostrato che la nostra epoca è la più progressiva della storia: si potrebbe rovesciare il suo ragionamento e dimostrare che noi decadiamo. Lei diceva poco fa che la Francia è vecchia e gli Stati Uniti sono giovani. E se, capovolgendo la tesi, io dimostrassi che è meglio esser vecchi che giovani, se la Francia è vecchia?
— Sarei proprio curioso di assistere a un simigliante spettacolo — disse tra incredulo, sarcastico e impazientito l’Alverighi.
— Se non fosse troppo tedioso per tutti.... — rispose il Rosetti.
Protestammo tutti che no: il Rosetti si schermì un po’ mentre l’Alverighi aspettava tacendo. Alla fine il Rosetti si decise e incominciò:
— Gli Stati Uniti sono giovani, dunque: difatti crescono a vista di occhi: in cinquanta anni si sono impadroniti di un continente vasto come l’Europa; e non riposano ancora: infiltrano il Messico e il Canadà; hanno ghermito in un baleno, di là dal Pacifico, le Filippine, sorvegliano il Giappone e adocchiano la Cina. La Francia invece! Vive sul suo piccolo territorio come il rigattiere nella sua piccola bottega, fabbricando che cosa? dei busti, dei cappellini, dei profumi, dei pettini, dei gioielli e altre simili frivolezze femminili, per non parlare di altre risorse che.... Basta: ci intendiamo. Coltiva le arti, è vero: e ammettiamolo, pure, in modo mirabile: ma insomma da un popolo di quaranta milioni il mondo ha diritto di esigere qualcosa di più che statue, quadri e mobili eleganti, specialmente quando questo popolo possiede un così vasto impero. Ma che fa la Francia delle sue colonie? Le cova amorosamente con gli occhi: ma non osa di toccarle come un amante timido; fa mille progetti, li abbandona, li ripiglia, poi alla fine si risolve a eseguirne uno: ma con quanta prudenza, santo Iddio! Di qui a mill’anni forse quell’impero sarà un impero. Se ci fossero gli Americani, invece! La Francia si spopola, e gli Stati Uniti sino un milione di uomini hanno ricevuto in un anno dall’Europa e dall’Asia e hanno dato lavoro a tutti! Sorvoliamo, se vi piace, sull’indisciplina che si infiltra in tutti gli ordini sociali, sul vizio dell’ubriachezza, sull’incremento di delitti: ma e i conflitti religiosi e filosofici? In America religioni, sette e dottrine vivono accanto in pace; Chicago, la città del grano e dei porci, ha persino convocato a congresso, nel cuore delle immense e pingui pianure dell’ovest, le religioni del mondo. Nella nuova Bisanzio, invece, i cattolici, i protestanti, gli ebrei, i frammassoni, i liberi pensatori, i socialisti, gli anarchici rissano furiosamente dalla mattina alla sera intorno a Dio, alla giustizia, allo stato, alla morale, ai principii dell’educazione: segno che la Francia non ha più nè religione, nè giustizia, nè stato, nè morale, nè educazione; e non l’ha perchè invecchia; perchè invece di uscire arditamente nel mondo alla gran gesta nuova degli uomini che è la conquista della terra, si rincantuccia ad ascoltare una infinita turba discorde di intellettuali gelosi, orgogliosi e fanatici, che disputano rabbiosamente intorno a questi problemi insolubili! L’America no: l’America conquista il mondo: opera e tollera, non discute e perseguita!