— Tutte cose che mi paion vere, anzi verissime! — disse l’Alverighi.

Il Rosetti riaccese il sigaro spentosi nel discorrere; e mentre agitava nell’aria il fiammifero per smorzarlo:

— Verissime? — rispose. — Aspetti un momento: e gliele rovescio tutte. Non negherò che gli Stati Uniti abbiano fatte grandi cose: ma con quali mezzi, se non vi dispiace! Quegli ottanta o novanta milioni di uomini, quanti sono? hanno bisogno di stare al largo. Nove milioni di chilometri quadrati, un territorio grande più che l’Europa, anzi neppur questo basta: rosicchiano il Messico e il Canadà, hanno prese le Filippine e adocchiano l’America del Sud. Alla grazia, che appetito! Un po’ di discrezione, signori, vien voglia di dire: non ci siete voi soli, nel mondo, se non vi dispiace; guardate la Francia, quante cose essa sa fare sopra un territorio di poco più che cinquecentomila chilometri quadrati: vasto appena quanto uno dei vostri Stati. Intanto nutre quaranta milioni di uomini: senza prodigalità americane, certamente: ma quando mai lo spreco fu da lodare? E non li nutre soltanto: ma mantiene viva e vigorosa la più completa tra le culture del mondo, perchè non le manca nessuna delle parti che insieme compongono una civiltà: nè la letteratura, nè l’arte, nè la scienza, nè la filosofia, nè il diritto, nè la gentilezza del costume e dei modi, nè le armi, nè l’agricoltura, nè l’industria, nè il commercio, nè il denaro e la banca. Procede a incivilire i nuovi territori troppo lentamente, si dice: ma non c’è motivo di farne meraviglia o rimprovero; perchè essa non sfrutta solo terre, miniere e mercati, ma cerca di incivilire davvero, mutar cioè idee e sentimenti. Ma che dico sulla terra? Anche nel cielo la Francia apre nuove vie all’uomo. Chi ci ha insegnato a conquistare il firmamento e non con il volo degli areoplani soltanto, ma anche con la volontà ed il pensiero? Sicuro. Giudicate come volete la separazione delle Chiese dallo Stato: ma nessuno negherà che tutti gli ardimenti e le novità del passato scolorano a petto di questo, buono o cattivo che sia, lo dirà l’avvenire.... Poichè con quella legge, per la prima volta nella storia del mondo, un popolo si è tolto di sotto al protettorato di Dio e ha osato incoronarsi sovrano di sè medesimo! No, la Francia non conosce la tolleranza americana, e va lodata per questo: biasimata invece per la sua tolleranza deve essere l’America dove nessuno si cura delle altrui credenze e tutti vivono in pace, perchè tutti prepongono i beni materiali ai beni ideali. La tolleranza americana è figlia del materialismo. L’indisciplina — si dice — l’alcoolismo, il numero dei delitti e dei divorzi.... Ma la vita è una cascata turbinosa e non una elegante fontana di giardino: il disordine, come voi lo chiamate, non è che l’impeto stesso con cui essa si muove dal passato al futuro. Del resto vorremmo noi piuttosto ritrovare nel gran territorio dell’America settentrionale otto o dieci Francie e ciascuna con la sua Parigi: o preferiremmo che in tutta l’Europa stesse al largo da sola un’altra America popolata di ottanta o novanta milioni di uomini? È vero che gli Americani hanno conquistato in mezzo secolo un continente grande come l’Europa: ma l’hanno conquistato, lasciandosi alle spalle degli immensi deserti. Quanto più sicura, anche se più lenta, di questa frettolosa e sommaria conquista, la conquista dell’Europa, fatta a passo a passo, senza lasciare vuoto o incoltivato, alle spalle, neppure un palmo di terra! No: l’americano abbozza e non può che abbozzare. Per finire alla perfezione una civiltà ci vogliono dei popoli preparati diversamente! Naturalmente la popolazione non cresce molto e non può crescere, in Francia, come non cresce e non può crescere in nessun paese di alta civiltà, come non cresce, ad esempio, nella nuova Inghilterra. Non basta contarli gli uomini: occorre anche pesarli....

A questo punto irruppero di nuovo sul ponte, gridando e schiamazzando anche più di prima, ma precipitando dalla scaletta del ponte superiore, i due mercanti astigiani e il codazzo che li seguiva, ingrossato. Di nuovo fummo costretti a tacere.

— Mi pare che abbiano alzato tutti il gomito — disse il Cavalcanti.

E solo quando furono dileguati il Rosetti, sorridendo, riprese:

— E su questo metro, a volere, si potrebbe continuare per un pezzo! Insomma dubito assai che si possa definire il progresso; perchè ogni progresso guardato a rovescio è regresso. Chi non vuole ammettere che il sandalo è mal fatto, può sempre dire, come Leo, che è sbagliato il suo piede. Leo ci ha dato, senza saperlo, un piccolo saggio di filosofia del progresso....

L’Alverighi non rispose: e per la prima volta prese la parola l’ammiraglio che sino ad allora aveva ascoltato attentissimo, ma in silenzio.

— A me pare tuttavia — disse — che un criterio sicuro per misurare il progresso ci sia....

— E quale? — chiese il Rosetti.