E salutatici, se ne partì in fretta.

— Ci voleva il mal di mare — disse sorridendo l’ammiraglio — per farlo star zitto!

Si alzò, si avvicinò al parapetto: guardò l’Oceano, scosse la testa.

— È quello che i marinai del suo paese chiamano il mare a giardinetto.... Il mare morto, l’avanzo di una tempesta. Guardi l’onda come batte di traverso, sul fianco, nella parte posteriore, dove negli antichi velieri mettevano dei fiori, il giardinetto. Soltanto gli stomaci forti resistono.... Mi rallegro con il suo. Ma la sala da pranzo sarà deserta, questa sera.

Esplorò un istante l’Oceano e il cielo, con l’occhio indifferente e sicuro del marinaio avvezzo a coteste vicende. Poi volgendosi verso di me, d’improvviso:

— Ma dica, signor Ferrero: delle idee di quella fatta sono discusse sul serio, oggi, dai filosofi?

Pago della dottrina del Comte, l’ammiraglio non aveva cercata altra filosofia. E come ebbi fatto cenno di sì con il capo, mi guardò un istante tacendo, scosse la testa, alzò le braccia, e poi:

— Ferrero, Ferrero! — disse. — Da venti anni il mondo non gira più sul suo asse antico: noi non ci raccapezziamo più!

All’ora del pranzo anche il Cavalcanti era scomparso; e l’ammiraglio ed io desinammo soli con il capitano. Mi coricai presto: mi alzai tardi al mattino del venerdì e sino all’ora di colazione oziai tra il ponte deserto e la cabina della mia signora, chiacchierando con lei, leggicchiando, osservando il mare: il «mare morto» come l’aveva definito l’ammiraglio. Aggettivo felice, perchè quel fluttuar senza rompersi e spumeggiare rendeva proprio l’imagine di un mare senza vita. Feci anche una visita al Rosetti, cui raccontai lo sbigottimento dell’ammiraglio; e gli chiesi se veramente egli avesse affermato che la scienza era falsa: ma scherzò intorno alle cose dette da lui, senza spiegare il suo vero pensiero. A mezzogiorno, dopo una colazione solitaria, giungemmo all’ottavo grado e dodicesimo minuto di latitudine, al venticinquesimo grado e trentottesimo minuto di longitudine. Mi ritirai per la siesta; e solo verso le quattro e mezzo uscii, annoiato e rassegnato ad aspettare che il mare si tranquillasse per ripigliar gli interessanti ragionamenti; quando verso le cinque, salendo tanto per far qualche cosa sul ponte superiore, ebbi la sorpresa di vedere, tranquillamente seduta sopra un seggiolone e intenta a scrivere in un quinterno, la signora Feldmann.

— Ma bravissima! — esclamai. — Tutti malati, e lei no!