— Ma se glielo ho già detto — mi rispose. — Federico è stato sempre il modello dei mariti o io non credo di essere stata una cattiva moglie....

Assunsi dunque un fare un po’ dottrinale.

— Signora, lei parla con uno storico e la storia sa leggere perfino nei pensiero dei morti. Si imagini, poi, dei vivi! Questo che lei mi dice adesso non lega con troppe altre cose che lei ha raccontate a me o a mia moglie....

E le rammentai tutto quel che essa aveva detto di suo marito a me o alla mia signora, dicendole che uno storico da quegli acerbi rimproveri argomentava profonde scissure nella famiglia, come l’alpinista indovina nella montagna i crepacci dal colore della neve.

Mi ascoltò, attentissima e guardandomi fissa, come volesse ricevere il mio pensiero per il doppio canale delle orecchie e degli occhi: poi, come chi dopo alquanto stento e travaglio a un tratto capisce:

— Ma i guai — di subito esclamò — sono incominciati soltanto dopo che andammo ad abitare in Madison Avenue!

La risposta era di tanta semplicità, che a mia volta non seppi replicare se non chiedendole un po’ ironicamente dove abitava prima.

— Nella 56ª strada, all’est, vicino al Parco.

— E dalla 56ª strada a Madison Avenue suo marito ha mutato pelle allora?

— Altrochè! — mi rispose. — Si figuri, per esempio.... Io adoro due arti, la pittura e la musica: e di queste, modestia a parte, un po’ m’intendo. Per esempio: quando entro in una esposizione o in un museo, un’occhiata in giro e basta: il quadro bello della sala, lo scopro subito. Ebbene: sinchè abitammo nella 56ª strada, mio marito non vedeva i quadri che per gli occhi miei. «Non voglio visitar musei ed esposizioni che in compagnia di Isabella», diceva sempre. E con quanto piacere io facevo la sua educazione: e insieme facevamo delle economie: e quando avevamo messo in disparte un gruzzolo, via insieme in Europa a comprare! Dopo Madison Avenue, ahimè, l’incanto fu rotto perfino nell’arte: lo scolaro si ribellò.