— Con infinita jattura del bello!

— Non rida, depravatissimo scettico! — protestò rabbiosetta. — Se sapesse quanto ho pianto io, invece! — Soggiunse poi sospirosa: — Fu in Madison Avenue che mio marito incominciò a sragionare come quel signore che parla sempre lui.... Ogni settimana mi usciva in una nuova pensata, bislacca e impossibile, che non legava con le precedenti. Un giorno andava matto per le vecchie boiseries inglesi: un altro giorno spasimava per le ceramiche giapponesi; un altro non c’erano più al mondo che gli avori francesi, poi veniva la volta delle maioliche di Faenza e della pittura francese del ’30. E comperava a casaccio, roba bella e brutta, vera e falsa. Quanta ne ha comperata, di falsa! Spesso poi, dopo averla comperata si accorgeva di non saper dove collocarla; o era preso da una subita avarizia; non voleva pagare la dogana americana, e me li lasciava in un deposito in Europa. Ne abbiamo tanta di roba, sparsa qua e là, ai quattro venti! «Quando so che è mia, mi basta: che bisogno ho di vederla tutti i giorni?» ripete spesso, quando me ne lagno. Le dico solo questo, perchè lei capisca le mie pene.

— Le sue pene, poi! Non esageriamo....

— Le mie pene, le dico. Vuole che non mi sanguinasse il cuore, a vedere mio marito zimbello e preda degli antiquari e dei mercanti? A me non dava più retta; perchè io non faccio mai complimenti, e gli dicevo schietta schietta, in faccia, come era dovere di una buona moglie, che facesse il suo mestiere, dei milioni cioè, ma che non si mettesse a comperare delle cose belle, chè non ne capisce un’acca. Lui invece, diventando ricco, si era messo in capo di essere un grande conoscitore, come Nerone; e quella gente, che è furba come il diavolo, ne hanno capito subito il debole. Quando non ci sono io, gli appiccicano tutti gli scarti e gli orrori, a furia di dirgli che solo gli Americani sanno scuotere il giogo dei pregiudizi accademici dell’Europa; o di dargli ad intendere che quei tali oggetti si venderanno tra qualche anno venti volte più cari. Proprio così: me ne dispiace per lei che ha ancora delle illusioni; ma se lo tenga a mente: un banchiere è sempre un banchiere. O non mi comperò un giorno perfino un quadro di Van Gogh? Cubista addirittura mi diventava! Il quadro però non varcò la soglia di casa mia: questa volta mi ribellai: lo minacciai di....

E scoppiò in un’allegra risata, guardandomi con gli occhi scintillanti di gaia malizia.

— Di che cosa lo minacciò, signora?

Non ci fu verso di saperlo. Sviò, sempre allegra, il discorso.

— Di solito però cedevo io, perchè questo è il destino di noi povere donne. Ma disgraziata casa mia! Me ne ha fatto un bazar! Quando penso che proprio allora dei denari ne avevamo a palate e avremmo potuto comprar tanta bella roba!

«Dei denari ne avevamo a palate!» Incuriosito le chiesi allora quando fossero andati ad abitare in Madison Avenue.

— Nel 1902 — rispose. Poi ripigliando il filo del suo discorso e parlando veloce: — Per molti anni abbiamo vissuto alla buona. Mio marito non ha ereditato da suo padre che sette milioni.