Feci un gesto di meraviglia, che essa intese.
— Sette milioni sono molti in Europa. Ma in America.... Alla banca guadagnava assai, è vero: ma si figuri che alla morte di suo padre stette per un momento in pensiero di lasciar la banca e diventar professore di economia politica alla Columbia University! E magari l’avesse fatto! Vivevamo in disparte, da buoni borghesi agiati, senza far lusso e con pochi amici.... Quasi tutti professori di Università: di Columbia, di Harward, di Princeton, di Jale. Io poi, a New-York ci stavo solamente sei mesi: da novembre ad aprile. In principio di aprile venivo in Francia con mia figlia: Federico mi raggiungeva a luglio e passava con me, in Europa, tre mesi!...
— New-York dunque non le piaceva?
Ma la risposta fu inaspettata.
— Non saprei — disse, dopo aver esitato un istante. — Che mi piacesse, proprio, proprio non lo direi. Ma neppure.... che mi spiacesse. Ogni novembre, ci ritornavo volentieri e dicevo addio alle colline dell’Havre con piacere.
— Perchè tanto era sicura di rivederle di lì a sei mesi.
— Forse. Ma insomma con le prime nebbie e i primi freddi dell’autunno mi ripigliava la voglia di New-York. Mi pareva di partire per un viaggio fantastico, alla volta di una città sconosciuta, posta fuori del mondo e del tempo. Quel signore che parla sempre, la prima sera, disse che New-York gli era sembrata una città astrale! Ebbene, per una volta tanto aveva ragione: anche a me pareva di trasmigrare in un altro pianeta, o in una di quelle fiabe in cui ero stata da bambina; e lì ci ritrovavo tutte le cose della Terra, ma fuori di posto, in un altro ordine bizzarro, vicine vicine quelle lontane, lontane lontane quelle vicine, piccole piccole le grandi e grandi grandi le piccole. Non so se mi spiego bene. E questo viaggio dalla terra a quel pianeta fantastico e dal pianeta alla terra vera, due volte all’anno, era uno dei maggiori miei svaghi! Un piacere andarci e un piacere ritornare. Perchè, voglio esser sincera, New-York mi stancava. Dopo un po’ sentivo il bisogno di ritornare nella terra e rivedere le cose a posto. — Tacque un istante; poi: — Non è curiosa! A New-York non ci sono due edifici eguali, quasi direi. Eppure, dopo due mesi che ci ritorno, New-York mi pesa come una città monotona. A Parigi invece c’è una grande uniformità; interi quartieri sono costruiti con una architettura simigliante. Perchè allora Parigi non mi stanca mai, mi pare sempre diversa?
L’osservazione zampillava dal vivo: ma al quesito non risposi, perchè volevo continuare le mie contestazioni.
— Insomma lei fu felice, almeno sinchè non andò ad abitare in quella maledetta casa di Madison Avenue. Ma allora perchè non lo voleva sposare? Lo ha confessato l’altro giorno, lei....
Arrossì leggermente, alquanto impacciata.