— Dalla contessa? — chiesi allora sorridendo. — E quale contessa?
— No, no — rispose vivacemente, decifrando a volo il mio sorriso. — Non si tratta di quello che lei suppone: ma di peggio. La contessa.... — e pronunciò un nome tedesco. — Non la conosce? È la dama di onore di.... — e nominò una principessa reale del vecchio mondo, morta da qualche tempo. — È una orribile vecchia, brutta come il peccato!
Suonò in quel momento la prima campana del pranzo: la signora si interruppe: mi disse che non voleva trattenermi di più con quei suoi inutili discorsi. Ma le confidenze sgorgavano ormai con vena troppo copiosa: protestai quindi di no; e le chiesi come avesse conosciuta la contessa. Mi rispose che la contessa aveva conosciuta e presentato in Parigi, alla principessa reale presso cui serviva, una delle famiglie americane, il cui nome è più conosciuto in Europa: che questa famiglia, gratissima di tanto onore, aveva invitata la contessa in America, dove dopo la morte della principessa essa andava tutti gli anni, restandoci cinque o sei mesi. I Feldmann l’avevano conosciuta a New-York; e suo marito aveva concepita una sconfinata ammirazione per lei.
— Quella, perchè apparteneva al servidorame di una corte europea, era un oracolo! Dettava legge in casa mia: di maniere e di eleganze. Io, quando l’illustrissima signora contessa parlava, dovevo ascoltare, tacere e imparare! E sa che cosa mi fece un bel giorno? Da un pezzo cercavo di persuadere mio marito a comperare in Francia qualche antico castello storico. Mi sarebbe piaciuto tanto di restaurarlo splendidamente! Io sono nata architetto: se fossi stata un uomo sarei diventata un grande architetto: ma anche essendo donna, l’avrei restaurato bene, creda pure. Mio marito un po’ tentennò, spaventato dalla spesa: poi pareva convincersi: quando un bel giorno, lì per lì, muta parere e vuol comperare un grande yacht a vapore. Si imagini! Proprio lui che perfino in barca soffre il mal di mare! Quando si mise in mente di avere una scuderia di cavalli da corsa, gli potei almeno insegnare a tenersi in sella, che ci si reggeva a stento, tanto aveva paura: perchè io sono invece un’amazzone gagliarda, le assicuro: ma non gli potevo mica prestar il mio stomaco! Glielo dissi e ridissi: ma non ci fu verso. E sa perchè? Perchè l’esecranda contessa aveva sentenziato che non si può essere un perfetto uomo di mondo, in America, senza avere uno yacht a vapore. Voleva correre i mari a nostre spese, quella vecchiaccia: come a nostre spese giocava in Borsa. Essa perdeva e lui pagava! Lei non crederà forse che un finanziere possa essere così stupido....
Di nuovo si rifece aspra contro il marito: troppo aspra a mio giudizio. E lo dissi.
— Lei prende, signora, le cose troppo sul tragico. Una social position, uno straniero, anche ricchissimo, non se la può fare, a New-York come dappertutto, che spiando le occasioni, conformandosi alle abitudini, sopportando con pazienza qualche delusione e anche qualche umiliazioncella; e sopratutto poi spendendo e spandendo. Il mondo è così fatto....
— Ma pagarla, no! — mi interruppe essa quasi con violenza.
— Pagarla! La parola è un po’ brutale. Ma anche lei sia ragionevole.... Qualche sacrificio....
— Ma lei sa quel che la contessa faceva, quando la sua principessa era viva? La principessa spendeva il doppio dei suoi appannaggi e non poteva darle un soldo di stipendio. E allora acconsentiva a ricevere tutte le persone che la contessa le presenterebbe, senza guardare troppo per il sottile. E la brava contessa naturalmente aveva avviato un piccolo commercio di presentazioni, secondo una regolare tariffa.
Mi misi a ridere.