Sembrerà a molti singolare che una così piccola conquista possa aver tanto effetto. Il Belgio è uno staterello, che si estende sopra una superficie alquanto minore di 30.000 chilometri quadrati; e i dipartimenti della Francia invasi sono anche meno estesi del Belgio. Come mai tanta poca terra, aggiunta al vasto Impero germanico, basterebbe ad alterare così profondamente l’equilibrio delle forze in Europa? Ma gli uomini di Stato non possono misurare i paesi come i geografi, a braccia. Occorre in primo luogo considerare che il Belgio è il paese più popoloso dell’Europa. Il censimento contò, nel 1911, in cifre tonde, sette milioni e mezzo di abitanti, circa 250 per ogni chilometro quadrato. Chiudendo questi sette milioni e mezzo di uomini, e quelli che abitano i dipartimenti invasi della Francia nella nuova cerchia delle sue frontiere ampliate, l’Impero germanico potrebbe presto contare 80 milioni di abitanti: sarebbe dunque una nazione, doppia per numero della Francia e dell’Inghilterra, minore in Europa solo della Russia e di poco minore degli Stati Uniti d’America. Ma non basta. Il Belgio è così popoloso, perchè è ricco; ed è ricco, perchè è industrioso; ed è industrioso, perchè possiede molte miniere di carbone. Nel 1912 furono scavati dalle miniere del Belgio quasi 23 milioni di tonnellate di carbone.

Se si pensa che nella Lorena francese, e precisamente nel territorio di Briey, oggi occupato dai tedeschi, è posto il più vasto e ricco giacimento di ferro di tutta l’Europa; che il Lussemburgo pure è ricchissimo di ferro; che nei territori francesi contigui al Belgio e anch’essi occupati, la Francia possiede le sue più ricche miniere di carbone, alcune delle quali sono tra le più ricche del mondo, il conchiudere è facile. La Germania è oggi il paese dell’Europa continentale più ricco di carbon fossile, grazie agli immensi bacini carboniferi della Lorena e della Vestfalia. La Germania ha ricche miniere di ferro, sebbene non tante che bastino ad alimentare i suoi alti forni. Se dunque la Germania riuscisse ad impadronirsi del Belgio e del Lussemburgo, e ad arrotondare un poco i suoi confini a danno della Francia, si impadronirebbe di quasi tutte le miniere di carbon fossile e di ferro dell’Europa, eccezione fatta della Russia; e relegherebbe anche Vulcano, dopo aver tentato di catturare Minerva, nell’Olimpo germanico, in compagnia di Odino e degli altri Dei che guidarono i Cimbri e i Teutoni nelle loro invasioni. La siderurgia non sarebbe più in Europa che un’industria tedesca. Ma noi viviamo — chi non lo sa, sebbene quanti lo ricordano? — nel secolo del ferro e del fuoco. Il ferro è ormai, nell’affaccendato disordine di questo secolo che vuole ma non sa definire il progresso, il metallo principe della pace e della guerra; e l’arte del fabbro è il tirocinio di tutte le vaste ambizioni d’impero; perchè di ferro sono fatte quasi tutte le macchine, in cui e per le quali la nostra potenza si esercita e si allarga sul mondo. Quel piccolo territorio varrebbe dunque, per la Germania, se riuscisse a impadronirsene, quanto e più di un vasto impero in Africa e in Asia.

I tedeschi del resto l’avevano capito da un pezzo. Negli ultimi quaranta anni, tra gli spensierati ammiratori della Germania, delle sue vittorie, della sua scienza, della sua musica e della sua filosofia, che pullularono in Italia, pochi si sono accorti che quel popolo, devoto un tempo alle Muse, si era messo in capo di diventare il primo fabbro d’Europa, aspettando di essere il primo del mondo; e tra i pochi che se ne accorsero nessuno, forse, si è mai chiesto per qual ragione questo impero di Marte e di Apollo si fosse consacrato con tanto fervore a Vulcano e ambisse di primeggiare nel ferro. Ambizione che poteva essere giudicata ridicola cinquanta anni fa, quando si pensi che nel 1860 l’ordine delle nazioni, nell’industria del ferro, era il seguente:

Gran Bretagna3.500.000tonnellate
Francia1.000.000»
Stati Uniti d’America800.000»
Germania700.000»
Belgio300.000»
Austria-Ungheria250.000»
Russia200.000»

Senonchè nel 1870 l’ordine è già un po’ alterato. La Germania ha fatto un piccolo passo avanti e ha sorpassata la Francia, sebbene la metallurgia inglese sia ancora quattro volte più potente della tedesca.

Gran Bretagna6.050.000tonnellate
Stati Uniti d’America1.700.000»
Germania1.400.000»
Francia1.200.000»
Belgio630.000»
Austria-Ungheria350.000»
Russia300.000»

Dieci anni dopo, nel 1880, l’ordine non è mutato. La Germania è ancora al terzo posto, l’Inghilterra al primo, gli Stati Uniti al secondo. Ma la Germania ha raddoppiato il passo, mentre l’Inghilterra non l’ha allungato che di un terzo.

Gran Bretagna7.800.000tonnellate
Stati Uniti4.000.000»
Germania2.800.000»
Francia1.700.000»
Belgio700.000»
Austria-Ungheria470.000»
Russia450.000»

Tuttavia la distanza è ancora assai grande. Ma la Germania non si scoraggia. Nel 1890 gli Stati Uniti hanno conquistato il primato, fucinando più di 9 milioni di tonnellate di ferro; la Gran Bretagna si mantiene sugli 8 milioni; la Germania sale a 4 milioni e mezzo; la Francia a 2 milioni; il Belgio a 800.000. La Germania accelera il passo, e l’Inghilterra lo rallenta. Dieci anni dopo, nel 1900, al chiudersi del gran secolo che aveva visto il trionfo di Vulcano sugli antichi Dei dell’Olimpo, gli Stati Uniti fucinarono nientemeno che 14.000.000 di tonnellate; e la Germania 8.500.000. La Germania ha dunque quasi raggiunta la Gran Bretagna, che in quell’anno fabbricò 9.000.000 di tonnellate di ferro. Nell’anno stesso la Russia può vantare che 3 milioni di tonnellate sono uscite dai suoi forni; 300.000 più che dai forni della Francia, la quale ha un po’ sonnecchiato in quel decennio. Il Belgio infine ha fabbricato un milione di tonnellate.

Ma il primo decennio del secolo ventesimo vede finalmente l’ambizione della Germania appagata. Nel 1910 la Germania ha sorpassata l’Inghilterra; è la seconda potenza siderurgica del mondo, la prima d’Europa.