| Stati Uniti | 27.700.000 | tonnellate |
| Germania | 14.800.000 | » |
| Gran Bretagna | 10.200.000 | » |
| Francia | 4.000.000 | » |
| Russia | 3.000.000 | » |
| Austria-Ungheria | 2.100.000 | » |
| Belgio | 1.800.000 | » |
Nè dopo questo immane sforzo, Vulcano ha cessato di stancare la terra tedesca con i colpi del suo martello. La Germania ha fucinato nel 1913 quasi 17 milioni di tonnellate di ferro; il Belgio 2.760.000; e la Francia, che da qualche anno cerca di ricuperare il tempo perduto, più di 5 milioni. Ma se si pensa che le miniere di carbone e di ferro più ricche e le ferriere più vaste della Francia sono poste in quelle regioni che ora gli eserciti germanici occupano, è facile capire che, incorporata alla siderurgia tedesca la siderurgia belga e la parte più potente della siderurgia francese, resterebbero nel mondo tre popoli fabbricatori di ferro: gli americani di là dell’Atlantico; i tedeschi nel cuore d’Europa continentale; gli inglesi nella piccola isola che un breve braccio di mare separa dalla costa europea. L’industria americana primeggerebbe ancora; ma la tedesca la seguirebbe alle calcagna; e in mezzo a queste industrie così potenti la metallurgia inglese apparirebbe come una piccola casa serrata e quasi schiacciata tra due giganteschi edifici.
Le conseguenze, chi non le vede già fin d’ora? Chi non vede che la potenza tedesca traboccherebbe irrefrenata sull’Europa e sul mondo? Questo impero consacrato a Marte e a Vulcano, popolato da ottanta milioni di uomini, e posto nel cuore dell’Europa, dominerebbe il vecchio mondo con l’oro e con il ferro. Dipenderebbero da quello in tutta l’Europa continentale tutte le industrie che adoperano il ferro come materia greggia precipua: e cioè tutte le industrie meccaniche, dalle quali dipendono più o meno tutte le altre industrie, fuorchè certe industrie chimiche. La marina mercantile francese e l’italiana scomparirebbero quasi dai mari, e giganteggerebbe in loro vece, di fronte all’inglese, sola la marina tedesca. Sola tra le nazioni dell’Europa continentale la Germania potrebbe ancora costruire ferrovie nei paesi nuovi. Infine l’Impero tedesco minaccerebbe, dal mezzo, come un gran campo trincerato, l’Europa tutta, presente e pronto all’offesa verso ogni angolo dell’orizzonte. Accresciuta di uomini e di ricchezza, signora delle più ricche miniere di carbone e di ferro, arbitra della siderurgia e delle industrie meccaniche nel continente, quanti corpi d’esercito potrebbe armare la Germania? E non avrebbe allora tutti i mezzi — gli uomini, i denari, i porti — per apparecchiarsi a strappare all’Inghilterra il tridente dei mari? L’Inghilterra sarà ricca e forte, quanto si vuole: ma conta poco più di 40 milioni di abitanti, e dovrebbe affrontare un Impero di 80 milioni!
Al punto a cui siamo giunti della storia, in questo secolo del ferro e del fuoco, il Belgio è oggi la chiave dell’Europa e quindi anche del mondo. Se il Belgio cadesse in potere della Germania, la Germania sarebbe domani arbitra dell’Europa e dopodomani, forse, del mondo. Non poteva quindi esser dubbio che l’invasione del Belgio sarebbe il principio della più terribile guerra che il mondo avesse vista; perchè in quella guerra o la Francia e l’Inghilterra insieme o la Germania dovranno procombere in una immane rovina. La Germania non potrà tenere il Belgio, che se giungerà con le sue armi non a Parigi ma addirittura a Lione, e a Londra: la Francia e l’Inghilterra non potranno per il Belgio venire a patti o a trattati e dovranno scacciare la Germania dal piccolo Regno conquistato a tradimento, a qualunque costo, anche se fiumi di sangue dovessero scorrere. La battaglia decisiva della guerra europea si combatterà nel Belgio ed in Francia; anzi già si combatte, e fin dai primi giorni di settembre; poichè gli innumerevoli combattimenti parziali presso le trincee che hanno seguìto la grande battaglia campale della Marna non sono che una sola battaglia, la più lunga, la più ostinata, la più micidiale che la storia ricordi; la nuova Waterloo, che dopo un secolo si ritorna a combattere, negli stessi luoghi, ma sopra un campo di battaglia più vasto, e che deve decidere se nel cuore dell’Europa si formerà o no un immenso Impero germanico, soverchiante tutti gli altri Stati del continente e così forte ormai da poter ambire una specie di egemonia mondiale.
Sembra dunque che non senza ragione anche quelle nazioni, le quali sino allo scoppiar della guerra europea erano state amiche della Germania e inclini ad ammirarla, come l’Italia, si siano poi a poco a poco discostate da lei. Ma la annessione del piccolo Belgio soltanto e l’arrotondamento della frontiera tedesca a spese della Francia non sarebbero i soli effetti di una vittoria tedesca. Se la Germania, alleata dell’Austria e della Turchia, vincesse a segno da poter imporre agli avversari la volontà sua, non sarebbe paga del Belgio e di qualche brano di territorio francese; vorrebbe allargarsi anche a spese della Russia; e con essa si allargherebbe anche l’Austria, a danno sia della Russia sia della Serbia. Ma un così grande trionfo accrescerebbe l’autorità della Germania nel mondo. La Germania sarebbe ammirata come il modello in ogni cosa, anche più che non fosse prima della guerra europea. Chi oserebbe ancora pensare che tutto non sia perfetto, in una nazione che, sia pure alleata con l’Austria e la Turchia, avesse vinta la Francia, l’Inghilterra, la Russia, il Belgio, la Serbia e il Giappone? Vedremo perciò nel saggio seguente quali altri effetti sarebbero da aspettarsi da una vittoria della Germania.
II. L’EQUILIBRIO MORALE DELL’EUROPA
Il rapporto segreto dello Stato Maggiore all’Imperatore di Germania, del 19 marzo 1913, che il Governo francese potè procurarsi e di cui ha pubblicato la traduzione nel Libro Giallo, finisce con queste parole:
«Tels sont les devoirs qui incombent à notre armée, et qui exigent un effectif élevé. Si l’ennemi nous attaque, ou si nous voulons le dompter, nous ferons comme nos frères d’il y a cents ans; l’aigle provoquée prendra son vol, saisira l’ennemi dans ses serres acérées, et le rendra inoffensif. Nous nous souviendrons alors que les provinces de l’ancien Empire allemand: Comté de Bourgogne et une belle part de la Lorraine sont encore aux mains des Francs; que des milliers de frères allemands des provinces baltiques gémissent sous le joug slave. C’est une question nationale de rendre à l’Allemagne ce qu’elle a autrefois possédé».
Se dunque la Germania vincesse la Russia, annetterebbe all’Impero germanico le provincie baltiche che oggi appartengono all’Impero moscovita. Ma se la Germania vincesse, vincerebbe anche l’Austria-Ungheria, che farebbe sua certamente la Serbia. E chi potrebbe poi dubitare che l’Austria-Ungheria e la Germania serrerebbero ancor più, dopo la vittoria, i nodi della alleanza, per godersi in pace le sanguinose conquiste? Ma chi guardi una carta geografica, scorge alla prima occhiata che l’Europa sarebbe allora come tagliata per mezzo da due immensi imperi germanici, i quali, contigui e alleati, farebbero come un gran ponte tedesco dal Baltico all’Adriatico, aspettando di prolungarsi fino all’Egeo. Posti nel cuore dell’Europa e quindi in una posizione centrale, contigui, popolati, tutti e due insieme, forse da 140 milioni di uomini, accresciuti di prestigio, formidabili per armi sulla terra e sul mare, padroni del carbone e del ferro, dominanti le vie del nord e del sud, di oriente e di ponente, i due Imperi alleati potrebbero non solo imporsi agli slavi e ai latini, che popolano il resto del vecchio mondo, ma anche alzare il capo e parlare minacciosi agli altri continenti.
Posti nel cuore dell’Europa, in sito centrale e contigui: ho detto. Giova considerare questo fatto con particolare attenzione, poichè è fatto di grande rilievo. Due Stati alleati e contigui che sono assaliti a cerchio, come avviene in questa guerra, si trovano in una posizione o buonissima o pessima. Buonissima, se sono più forti, perchè da quella posizione centrale possono sconfiggere ad uno ad uno i nemici e sfruttare a fondo la vittoria sugli avversari distaccati. Pessima, se sono più deboli, perchè possono al momento decisivo essere assaliti ad un tempo da più parti, così da non poter parare a destra e a sinistra, sul capo e a tergo, i colpi che fioccano. Perciò se gli Imperi germanici vincono, devono per ragione geografica stravincere.