La nostra generazione, pur non essendoci ancora tra noi il Nabuccodonosor dei popoli, ha già fatta la guerra universale. Parrebbe che basti.
III. L’EQUILIBRIO POLITICO DELL’EUROPA
Disparatissime voci corrono intorno alla pace che l’Inghilterra, la Francia e la Russia, vincendo, imporrebbero alla Germania. Che la Francia reclamerà la Alsazia e la Lorena, è sicuro; poichè il Governo francese l’ha già dichiarato ripetute volte. Molti dubitano invece che la Russia manterrà la promessa di scoperchiare il sepolcro, in cui la Polonia giace sepolta e viva da più di un secolo. Ma dell’Inghilterra non si sa nulla di preciso; e perciò più si discorre, si discute, si farnetica. Chi dice che intenda costituire un regno di Ungheria e un regno di Boemia indipendenti; chi pretende che voglia unire in un solo Stato, separandole dall’Impero, le provincie tedesche dell’Austria e gli Stati meridionali della Confederazione germanica; chi afferma che non toccherà l’Impero tedesco, ma imporrà invece una specie di disarmo e certi patti — trattati di commercio e di navigazione, convenzioni sui brevetti e via dicendo — che impedirebbero alla Germania di produrre e vendere troppo, come fa da trent’anni, esagerando a quel modo il principio moderno di accrescere la quantità a scapito della qualità.
Che vale discutere queste dicerie, che non hanno alcun solido fondamento? La pace è purtroppo ancora molto lontana; e non fu mai cosa savia vendere la pelle prima di aver ammazzato l’orso. D’altra parte ci sono più qualità di vittorie; poichè si può vincere in molti modi: pienamente, a mezzo, appena appena. Io penso che la Francia, la Russia e l’Inghilterra saranno alla fine vittoriose; ma nessuno, credo, potrebbe predire con sicurezza in quale misura saranno vittoriose e perciò quali condizioni saranno in grado di imporre. Sarebbe quindi proprio un vanissimo perditempo ragionare intorno alla pace futura e ai suoi effetti. Meglio sarà cercar di argomentare, in modo più generale, quali effetti seguiranno una vittoria della coalizione, astrazione fatta dalla sua grandezza e importanza: gli effetti che si può presumere debbano in ogni caso seguire la vittoria, sia questa grandissima o grande o modesta....
Il primo effetto e il più sicuro sarà un profondo rivolgimento psicologico, politico e morale della Germania. Soltanto una sconfitta potrà persuadere il popolo tedesco che neppure la sua spada è incantata, invulnerabile e invincibile. Non ci fu mai — tutti lo sanno — e non ci sarà mai, un popolo invincibile; la guerra fu e sarà sempre un’alterna e misteriosa vicenda di sorti. Ma dopo le guerre del 1866 e del 1870 i tedeschi erano invece venuti nell’opinione che la Germania fosse invincibile; e in questa opinione erano tutti d’accordo. Socialisti e conservatori, operai e generali, professori e banchieri, prussiani e bavaresi ripetevano, sicuri come enunciassero una verità matematica, che non c’era esercito al mondo il quale potesse misurarsi con l’esercito tedesco. Quale argomento o ragionamento avrebbe potuto vincere questa illusione, questo orgoglio, questa beata sicurezza di sè, in milioni e milioni di menti, rozze e istruite, ma tutte egualmente accese ed illuse? Una guerra ci voleva, che argomentasse, non con i sillogismi, ma con i disastri e le sciagure: sola logica che la moltitudine intende.
Ma il giorno in cui il popolo tedesco si ricrederà sulla virtù della sua spada, una immensa rivoluzione avverrà in Germania; perchè l’opinione che l’esercito tedesco fosse invincibile era una delle colonne su cui posava tutta la macchinosa struttura del nuovo Impero germanico. Intanto il prestigio di cui godono la dinastia degli Hohenzollern, le minori dinastie tedesche e l’aristocrazia prussiana declinerà rapidamente. Si suole ripetere spesso che in Germania vige un governo feudale, adoperando una parola che ha un senso troppo limitato e preciso, perchè non generi confusione. Meglio sarebbe dire che in Germania l’ancien régime — l’ordine di cose anteriore alla Rivoluzione francese — è stato meno alterato dagli eventi del XIX secolo, che in Inghilterra e che in Francia. L’Impero tedesco è posto sotto l’egemonia della Prussia, la quale a sua volta è governata da una aristocrazia che, per forza di tradizioni e di privilegi riconosciuti dalla legge, prevale ancora ed ha il passo su tutti gli altri ordini sociali nel Parlamento, nell’amministrazione civile, nell’esercito, alla Corte, vantandosi di essere in ogni parte della società il sostegno del trono. La borghesia colta che in Francia e in Inghilterra si è fatta largo nello Stato e predomina — gli avvocati, i banchieri, i professori, i medici, i giornalisti, i commercianti, gli industriali — è in Germania molto meno influente e molto più umile. Ma il prestigio di questa nobiltà di funzionari e di guerrieri resisterebbe ad una sciagura, di cui essa fosse responsabile assai più che gli altri ordini sociali?
È lecito dubitarne. Si ripete spesso e volentieri che i tedeschi sono un popolo sottomesso, obbediente, docile all’autorità per natura. Sarà: ma non al punto da dover essere, per forza innata e sempre, i devotissimi e fedelissimi servitori di una aristocrazia semidivina. Anche in Germania le idee e le ambizioni democratiche fermentano; anche in Germania piacerebbe alle classi medie e alle classi colte di potere aspirare alle grandi cariche dello Stato e comandare, come in Francia. Tanto è vero che da un pezzo la Prussia vuole che sia riformato il sistema elettorale, il quale è ordinato in modo da fare della maggioranza un privilegio eterno e intangibile della nobiltà. Ma sinora domandò invano la riforma; perchè l’aristocrazia prussiana, appoggiata dalla monarchia, è riuscita a frustrare tutti i conati e le agitazioni del partito socialista e dei partiti borghesi. Ma se la Germania sarà vinta, la monarchia si affretterà a concedere al popolo, a compenso della sconfitta, la tanto contrastata riforma; e una parte almeno della nobiltà, sentendosi meno appoggiata dalla monarchia e indebolita dalla guerra, si rassegnerà al destino. Come l’Austria, vinta nel 1866, abolì l’assolutismo e introdusse le istituzioni parlamentari; come la Francia, vinta nel 1870, fondò la repubblica e concesse il suffragio universale; come la Russia, vinta dal Giappone nel 1905, convocò la Duma, così la Prussia, se la Germania sarà vinta nella grande guerra europea, sarà forzata a riformare la costituzione prussiana. E allora che rivolgimento, nella Prussia prima e nella Germania poi! Nel Parlamento prussiano compariranno socialisti e partiti di sinistra, tutti animosi, pugnaci, risoluti — perchè sentiranno di aver a fronte un Governo e un regime indeboliti dalla sconfitta, esitanti e discordi. Anche in Prussia il regime parlamentare prenderà il posto del regime costituzionale; sull’albero del diritto divino molti poteri della Corona seccheranno, come rami morti; le Camere impareranno a fare e a rovesciare i Ministeri; liberali e socialisti diventeranno ministri. E dalla Prussia il movimento dilagherà nell’Impero e nel Governo imperiale; nel quale i poteri del Reichstag cresceranno a scapito dei poteri imperiali.
Una sconfitta infine offuscherà il prestigio degli Hohenzollern. Molti chiedono oggi se la Germania, sconfitta, non farà una rivoluzione, rovesciando la dinastia prussiana, come la Francia rovesciò dopo Sédan i Napoleonidi. Di questa paura non sono esenti neppure alti funzionari tedeschi. So di un gran personaggio tedesco che, quando seppe che l’Inghilterra aveva dichiarata la guerra alla Germania, esclamò ad uno straniero con cui parlava in francese: «Les Hohenzollern sont par terre!». Ma può anche argomentarsi che i tempi non siano maturi per tanta rovina. Gli Hohenzollern sono oggi molto più tenacemente radicati in Prussia, che i Napoleonidi non fossero radicati nel 1870 in Francia. Nè la Germania è terra così vulcanica come la Francia. Tuttavia, se pare prematuro predire, tra gli effetti della sconfitta, la caduta degli Hohenzollern, sarebbe errore il pensare che la sconfitta non li toccherà. La guerra europea potrebbe essere per la Casa degli Hohenzollern quel che per la monarchia francese fu la guerra dei sette anni: il principio della irrevocabile decadenza. Guglielmo II potrà ancora regnare dopo una sconfitta, e trasmettere al figlio la corona: ma la sua corona non sarà più venerata dopo, come prima della guerra; non rifulgerà più agli occhi del popolo per il sacro prestigio delle grandi vittorie e dell’Impero ricostituito. Crescerà invece il numero dei tedeschi, i quali chiederanno per qual ragione una famiglia debba possedere per diritto ereditario il potere supremo; e se non sarebbe meglio affidar questo potere ad una persona liberamente scelta, che sembri possedere le qualità necessarie, come si fa nelle Repubbliche.
Tale è il rivolgimento di idee e di sentimenti, che par si possa aspettare in Germania da una sconfitta. Ma avrebbe questo mutamento della Germania a sua volta effetto sull’Europa e sul mondo? Immenso effetto — si può presumere. Solo se la Germania muterà a questo modo, la coalizione vittoriosa potrà assicurare all’Europa quel gran bene da tutti sospirato: la pace lunga, sicura, definitiva.
Molti credono — massime in America — che l’Europa non possa vivere in pace, perchè non ha ancora sradicato dal suo suolo un certo numero di vecchie idee e di vecchi pregiudizi. Ma anche gli Europei, i più istruiti come i più ignoranti, si sono da un pezzo convinti che le dolcezze della pace valgono meglio che gli orrori della guerra: tanto è vero che la Francia e l’Inghilterra avevano mostrato dal 1900 in poi un così vivo desiderio di pace, da indurre molti ad accusarle un po’ alla leggera di ignavia. La Francia aveva tacitamente rinunciato all’Alsazia e alla Lorena, chiedendo solo che la Germania non le maltrattasse come ostaggi nemici. La Francia e l’Inghilterra avevano acconsentito a far largo alla Germania e alle sue ambizioni coloniali in Africa; e la Francia aveva persino ceduto un pezzo del Congo, che era terra sua, in cambio della rinuncia della Germania a diritti, molto vaghi e ipotetici, sopra un impero quale il Marocco, che non apparteneva a nessuno, e al quale — come i fatti hanno provato — non era facile imporre la propria protezione. La Francia aveva nel decennio dal 1900 al 1910 a più riprese lasciata la Germania sorpassarla negli armamenti, mentre fino al 1900 aveva voluto che la rivale non la precedesse neppur di un passo; e aveva favorito tutti i tentativi fatti dal pacifismo per limitare gli armamenti e impedire le guerre. E l’Inghilterra aveva più volte cercato di intendersi con la Germania, per porre un freno alla reciproca gara degli armamenti.