Ora la Francia e l’Inghilterra sono, con la Germania, le due Potenze maggiori dell’Europa. È manifesto che il giorno in cui Francia, Inghilterra e Germania fossero veramente d’accordo, potrebbe regnare in Europa una pace se non inerme, neppur sovracarica d’armi, armata secondo ragione e con misura. Anche la Russia sarebbe impotente contro la concorde volontà di questi tre Stati. Ma per qual ragione l’Inghilterra e la Francia hanno potuto così facilmente intendersi fra di loro, e invece non son riuscite mai a mettersi d’accordo con la Germania? Non perchè la Francia volesse riconquistare l’Alsazia e la Lorena; non perchè l’Inghilterra fosse invidiosa della Germania; non perchè i tedeschi siano una razza che ha bisogno di combattere una grande guerra ogni mezzo secolo; ma perchè tra la Francia e l’Inghilterra da una parte, e la Germania dall’altra, c’era, per dir così, uno squilibrio politico. Le forze e lo spirito che governano l’Inghilterra e la Francia sono diversi dalle forze e dallo spirito che governano la Germania. Mentre la Francia e l’Inghilterra sono governate da borghesie pacifiche per lunga esperienza, per inclinazione professionale, per interesse, in Germania un popolo che si credeva invincibile era fino a pochi mesi fa retto da una aristocrazia di guerrieri, nemica della pace per dovere di casta.

Molti si meravigliano che lo spirito di pace non sia mai entrato in Germania, nemmeno tra i socialisti, i quali sono pacifisti dappertutto; cosicchè nemmeno i socialisti si sono sentiti commuovere dallo strazio fatto del Belgio. Ma potrà un popolo che si crede invincibile essere mai pacifista; prendere sul serio i principî del diritto internazionale, la Corte dell’Aja, le generose fondazioni del Carnegie, i Congressi della pace? Nè è umano aspettare che una aristocrazia e parecchie dinastie investite di preziosi privilegi perchè vittoriose, vorranno adoperarsi per dare al mondo quella sicurezza della pace che renderebbe inutili quelle loro virtù — vere o supposte — per le quali il popolo le venera ed obbedisce ai loro comandi.

La guerra europea è quindi, almeno in parte, nata da un disquilibrio politico. La Francia e l’Inghilterra non potevano nè persuadere con le ragioni, nè costringere con la forza la Germania a disarmare; onde un giorno alla fine la Germania ha adoperate le armi che non voleva deporre, contro i vicini che reputava più deboli perchè più pacifici. Se la guerra europea spianerà queste differenze, se rallenterà il moto democratico in Francia ed in Inghilterra e lo inciterà in Germania, sarà più facile ai tre maggiori Stati europei di intendersi. E allora l’Europa potrà sperare di aver pace.

IV. DA SCILLA A CARIDDI? IL PERICOLO RUSSO

Ma un dubbio potrebbe nascere a questo punto: se non sia piuttosto da temere che la sconfitta esasperi la Germania e quindi lasci infiniti semi di nuove guerre; o che la vittoria rinfocoli in Francia, in Inghilterra, in Russia lo spirito bellicoso e le ambizioni d’impero, cosicchè l’Europa guadagnerebbe per un verso quel che perderebbe per un altro. Molti temono che, per schivare il pericolo tedesco, l’Europa non incorra nel pericolo russo.

Una guerra disgraziata lascerà certamente un lungo strascico di rancori e di rammarici in Germania. Un popolo che per mezzo secolo si è illuso di essere invincibile, non apre volentieri gli occhi alla verità; non si rassegna allegramente a riconoscere di essere soggetto in guerra alla legge comune, che Napoleone enunciò così bene sul campo di battaglia di Marengo: battu battant, c’est le sort des batailles. Tuttavia, almeno se la pace toglierà alla Germania soltanto quel che essa tolse agli altri con la forza e tenne con ingiustizia, lasciandole quel che è suo per diritto storico e nazionale, queste collere dovrebbero placarsi a poco a poco. Intanto per molti anni la Germania, come le altre nazioni, dovrà attendere a curare le sue ferite. Chi potrebbe pensare che una tal guerra possa essere ricominciata di qui a qualche anno? E col tempo il naturale risentimento della delusione dovrebbe cedere, nei vecchi e nei giovani, se non alla ragione almeno alla necessità, che nella vita è poi sempre il supremo argomento. La pace non è una aspirazione di filantropi e di idealisti, ma un bisogno vitale dei nostri tempi: anche i tedeschi dovranno pure accorgersene un giorno, come se ne sono accorti a un certo punto della loro storia i francesi. Quale popolo ha combattuto negli ultimi due secoli tante e così grandi guerre quante i francesi? Non sono essi stati maestri dell’arte della guerra a tutta Europa ed anche ai tedeschi, i quali in fatto d’armi hanno imparato dai loro odierni nemici molto più di quanto non sembrano aver loro insegnato? Anche dei francesi l’Europa non aveva per lungo tempo temuto che quel demonio della guerra da cui parevano invasi, non potesse calmarsi; che la Francia e il suo spirito guerresco non avrebbero lasciato mai riposare l’Europa? Invece anche la Francia, dopo aver tanto combattuto, aveva ringuainato la spada; e non l’ha tratta nell’agosto del 1914, se non perchè fu costretta dall’altrui aggressione.

Perchè lo stesso mutamento non dovrebbe avvenir nei tedeschi, in condizioni e sotto l’azione di circostanze analoghe? La guerra e la pace non dipendono oggi in Europa dal temperamento dei popoli, ma dalle situazioni storiche e politiche. La Francia fu, dopo la Rivoluzione, bellicosa, finchè i Governi per reggersi furono costretti a esaltare e perciò ogni tanto a soddisfare la passione popolare della gloria militare, generata dalle grandi guerre del secolo XVII, del secolo XVIII, della Rivoluzione e dell’Impero. La Germania ha minacciata per tanti anni e infine ha intimata la guerra a mezza l’Europa, perchè l’aristocrazia e le dinastie non potevano governarla a loro modo, se non inebriandola con i ricordi delle vittorie passate e con le promesse di una straordinaria grandezza futura. La Francia ha imparato ad amare la pace, quando fu retta da un Governo — la Repubblica — cui non fu più necessario minacciare i vicini e inquietare l’Europa, per durare. È legittimo dunque supporre che anche la Germania perturberà meno facilmente la pace del mondo, quando sarà governata da classi e partiti, che non avendo più tanti privilegi da difendere, avranno minor bisogno di prestigio militare.

E con ragioni di questo stesso ordine noi possiamo rispondere alla seconda questione e rassicurarci che la Francia e l’Inghilterra non muteranno con la vittoria l’umore pacifico in aggressivo. Queste due nazioni volevano pace: non pensavano di aggredire nessuno Stato nè di far conquiste in Europa, già prima di questa guerra, perchè i loro Governi non avevano bisogno, per reggersi, di fare sfoggio ad ogni momento della propria forza. Si rafforzerebbero, dopo una vittoria, come sempre avviene, di nuovo prestigio dentro e fuori dei confini; e se già prima della guerra non avevano bisogno per reggersi di inquietare e molestare il mondo, lo lasceranno più sicuramente tranquillo, quando la vittoria li avrà fatti anche più autorevoli. Le popolazioni, se amavano la pace prima, più l’ameranno dopo, quando potranno godere più sicuramente, senza le ansietà che la hanno avvelenata negli ultimi anni.

Non bisogna inoltre dimenticare che la Francia e l’Inghilterra sono nazioni di spirito più misurato che la Germania; ambedue esenti da quella esagerazione tumultuosa e da quell’orgoglio, che così spesso trascina i tedeschi, per la smania di far sempre cose più grandi, a tentar l’impossibile. Vogliono rafforzarsi e durare nell’alta situazione storica, a cui sono giunte con secoli di lavoro e di lotta, e che è tale da accontentarsene, almeno per due popoli saggi. Perciò non vinceranno solo per sè, ma anche per gli altri e per tutti i popoli.

Non ripeteremo insomma mai quanto basti — perchè è punto di sommo rilievo — che la pace e la guerra dipendono oggi in Europa dalle istituzioni politiche. La Germania ha dichiarata la guerra all’Europa, perchè è governata da una aristocrazia e da una monarchia militare. La Francia invece, governata dalle classi a cui la guerra è più funesta, sarebbe contenta della sua condizione presente, il giorno in cui avesse recuperata l’Alsazia e la Lorena; e perciò il giorno dopo la vittoria non desidererà che di dichiarare la pace all’Europa, come aveva previsto Michelet. Chi suppone che essa ricomincerà ad ambire conquiste in Europa, si inganna come si ingannavano quanti pensavano che avrebbe buttate le armi, all’avvicinarsi dei tedeschi. In Inghilterra l’aristocrazia e l’alta borghesia possono assai più nello Stato che in Francia, e il popolo invece può meno: ma in compenso il popolo è più pacifico che in Francia. Da secoli il popolo inglese, si può dire, non combatte, poichè adopera per le sue guerre eserciti di mercenari: non può quindi avere la tradizione, l’esperienza e neppure la passione della guerra, come il popolo francese che ha versato il suo sangue, in cento guerre.