Senonchè proprio per questa ragione, perchè la guerra e la pace dipendono dalla natura e dallo spirito dei regimi politici, molti sono inquieti per la Russia. E dicono: sta bene, la Francia è, e l’Inghilterra è quasi, una democrazia; perciò si può confidare che, anche fatte più grandi e potenti, non molesteranno l’Europa; ma e la Russia? Non è la Russia un impero militare, come la Germania, e per giunta poco meno che autocratico ed assoluto? Non è da credere che in questa autocrazia guerresca, mal controllata da un Parlamento fanciullo, inesperto, timido, senza autorità, la vittoria risvegli quell’orgoglio, quell’audacia, quello spirito aggressivo che ora minaccia l’Europa dalla Germania? E se il pericolo passasse da Berlino a Pietroburgo?
I giornali austriaci e tedeschi, i partiti e i giornali fautori della causa tedesca nei paesi neutri non si stancano infatti, dal principio della guerra, di annunciare all’Europa l’imminente pericolo slavo. Sul principio anzi lo stesso Governo di Berlino aveva annunciato al popolo che la guerra sarebbe proprio una guerra nazionale di difesa contro la «barbarie russa»; e i socialisti di Germania e d’Austria hanno creduto di difendere il loro atteggiamento bellicoso, protestando che non potevano aprire le porte della Germania e dell’Austria ai Cosacchi. La futura potenza e prepotenza della Russia è uno degli argomenti preferiti in Italia dai superstiti fautori della Triplice alleanza; i quali ogni mattina vedono già la Russia arbitra dell’Europa continentale, Santa Sofia riconsacrata dallo Czar al culto cristiano, le navi da guerra russe scorrazzanti per il Mediterraneo e i Cosacchi in via per l’Adriatico....
L’avvenire siede sulle ginocchia di Giove, dicevano gli antichi. Sta nelle mani di Dio, dicono ora i Cristiani. Io non mi sento il coraggio di profetare l’avvenire dell’Impero moscovita. Ma se ci contentiamo di argomentare quel che può accadere di qui a poco da quel che ora succede, sembra lecito affermare che la egemonia russa in Europa è un vano fantasma, e per parecchie ragioni. Prima, una ragione di ordine geografico. A dominare con le armi e il prestigio un vasto continente, è necessario che un popolo tenga una posizione centrale, così da poter minacciare e al caso colpire su punti diversi, a nord, a sud, ad est, ad ovest. Per questa ragione l’Italia antica potè, per secoli, dominare in tutto il bacino mediterraneo dalla Gallia e dalla Spagna all’Egitto e alla Siria, dall’Africa del Nord alla Penisola balcanica. Per questa ragione la Francia e la Germania hanno potuto ambire, a più riprese, l’egemonia dell’Europa; ma non hanno potuto mai ambirla nè l’Inghilterra nè l’Italia, collocate sul fianco o all’estremità del continente. E per questa stessa ragione non potrà neppure ambirla la Russia.
La stessa presente guerra, del resto, lo prova. La Russia è un colosso. Ha il più numeroso esercito del mondo; e soldati che non la cedono ai soldati di nessun altro paese di Europa per valore. Eppure chi non vede che, sola, non potrebbe vincere l’Austria e la Germania, le quali pure anche unite hanno popolazione ed eserciti minori? E per quale ragione? Perchè essa deve oggi combattere ad un capo del suo vastissimo Impero, verso l’Europa, come dieci anni fa dovè combattere all’altro capo, contro il Giappone. La grandezza sua le è d’impaccio a guerreggiare. Potenze più piccole ma più agili; e perciò dovrebbe essere ragione non di inquietudine ma di tranquillità a quanti temono l’egemonia della Russia vittoriosa. L’autorità di una Potenza in pace si misura all’ingrosso dalla forza che essa eserciterebbe — o si presume potrebbe esercitare — in tempo di guerra.
Nè basta. La Russia è un immenso impero, metà europeo, metà asiatico; che confina con la Svezia, con la Germania, con l’Austria, con la Rumenia, con la Turchia, con la Persia, con la China, con il Giappone. Ciascuna di queste frontiere l’impegna in una politica particolare, che deve curare certi interessi, proporsi certi fini e adoperare certi mezzi. Il Governo russo, se deve tener d’occhio le faccende europee, non può trascurare le cose balcaniche, le cose turche, gli affari dell’Estremo Oriente. Ma appunto perchè ha tante frontiere, tanti interessi e tanti impegni diversi a cui badare, la Russia non potrà mai puntare con tutte le forze nella sola politica europea. Gli altri interessi suoi la distrarranno ogni tanto dalle faccende europee, come è successo tante volte in passato.
Non aveva la Russia, dopo il 1895, trascurati gli affari balcanici, che sono uno dei suoi maggiori impegni ed interessi in Europa, perchè era stata troppo attirata dall’Estremo Oriente? I Serbi, i Montenegrini, i Bulgari se ne lagnavano assai vivamente; e non a torto, perchè mentre la Russia, già così vasta, si allargava anche di più in Asia, gli Slavi dei Balcani restavano in balìa dell’Austria e quindi della Germania, alleata dell’Austria. A sua volta la Germania ha cercato sempre di spingere la Russia verso l’Estremo Oriente, per allontanarla dall’Europa, adoperando a questo scopo perfino l’amicizia intima che fino allo scoppio della guerra intercedeva tra l’imperatore di Germania e l’imperatore di Russia, e l’ascendente che Guglielmo II, uomo ardito, invadente, un po’ fantastico, aveva acquistato sullo spirito più timido e chiuso di Nicola II. Io so, perchè me l’ha detto uno dei funzionari della Corte di Pietroburgo che stanno più vicino allo Czar, che l’imperatore di Germania non tralasciava mai, quando si trovava con l’imperatore di Russia, di incoraggiarlo ad ampliare il suo Impero asiatico. L’imperatore di Germania spronava Nicola II ad impegnarsi in vaste conquiste in Cina e contro il Giappone, sapendo che non c’era per la Germania mezzo più efficace e sicuro di indebolire l’alleanza della Francia e della Russia in Europa.
Si potrebbe, anzi, dire addirittura che la politica russa sia una specie di pendolo, oscillante tra l’Asia e l’Europa. Tra il 1895 e il 1905 la Russia fu, per dir così, presente in Asia e assente dall’Europa. Disinteressandosi quanto poteva dagli affari d’Europa, si tenne facilmente in buoni rapporti con l’Austria e con la Germania. Ma la guerra contro il Giappone risospinge di nuovo la Russia verso l’Europa. Dopo il 1905 la Russia ripiglia in mano, amplia, rinforza l’alleanza con la Francia; conchiude l’entente con l’Inghilterra; riprende a vigilare le faccende balcaniche e i piccoli popoli slavi, tanto trascurati nel decennio precedente; conchiude una intesa anche con il Giappone, acconsentendo a mantenere in Estremo Oriente le cose nel loro stato presente. Ma ben presto si guasta con l’Austria e con la Germania, dopochè i Giovani Turchi fanno la rivoluzione in Turchia. L’Austria annette la Bosnia-Erzegovina; la Russia è obbligata a cedere alla minaccia tedesca; si inasprisce tra Russia e Germania la discussione intorno al trattato di commercio, che la Germania vuol rinnovato tale quale e la Russia invece vuol ritoccare in ogni parte; si esaspera a Costantinopoli la rivalità tra la Russia e la Germania; scoppia la guerra Balcanica, e infine la guerra tra l’Austria e la Serbia, principio della guerra europea.
La guerra europea è la crisi decisiva della nuova politica europea, incominciata dalla Russia dopo il 1905. Terminata la guerra europea il pendolo dovrebbe dunque discendere di nuovo verso l’opposta parte; e la Russia per un certo tempo dileguare di nuovo dall’Europa, sprofondandosi nella sacra immensità dell’Asia. Appunto perchè la Russia non è nè Potenza tutta europea nè Potenza tutta asiatica, non potrà mai dominare nè l’Europa nè l’Asia; ma incomberà invece sui due continenti, come una forza immane e lenta, più regolatrice che egemone.
C’è infine un’ultima ragione per la quale non si deve temere che una vittoria della coalizione anglo-franco-russa alteri l’equilibrio politico dell’Europa, come l’altererebbe certamente la vittoria dell’alleanza austro-germanica. Abbiamo già veduto che questa alleanza è così possente, perchè l’Impero tedesco e l’Impero austriaco sono contigui. Si aggiunga che hanno la medesima lingua ufficiale e istituzioni politiche affini. Nella coalizione franco-anglo-russa invece, se la Francia e l’Inghilterra si possono considerare contigue, non ostante gli impedimenti non piccoli, che un braccio di mare, anche corto, interpone, tra la Russia, invece e i suoi alleati di Occidente sta la mole dei due Imperi nemici. Inoltre la lingua e le istituzioni politiche di queste tre Potenze sono molto diverse. Ne segue che la vittoria potrebbe fare dell’alleanza austro-germanica, ma non della coalizione anglo-franco-russa, un tutto unico. La posizione geografica, la diversità delle lingue delle istituzioni e degli ordini sociali, la molteplicità degli interessi, terranno sempre tutte e tre le Potenze alleate ad una certa distanza e come in un certo isolamento. Lo dimostra la debolezza di cui per molti anni la Triplice Intesa ha fatto prova; e la parziale impreparazione in cui fu sorpresa dall’attacco germanico.
Per tutte queste ragioni la vittoria della Triplice Intesa sembra legittimare maggiori e migliori speranze per il mondo, il quale a giusta ragione vuole che a questa guerra possa tener dietro una lunga e sicura pace. La moltitudine l’ha intuito in tutti i paesi; e perciò apertamente parteggia per la Francia, per l’Inghilterra e la Russia. Nelle classi alte, nel mondo intellettuale, tra gli uomini politici ci sono dei dispareri; nelle masse no. Anzi, le masse in Europa sperano addirittura che con questa guerra, se la coalizione anglo-franco-russa trionferà, tutte le guerre finiranno, il militarismo cadrà per sempre e incomincerà la pace universale ed eterna. Gli uomini l’hanno sempre sognata, questa pace inalterabile del mondo e dei secoli; tutti gli imperi e tutte le religioni l’hanno annunciata, sfidando l’ostinata esperienza di tante generazioni: non è dunque meraviglia se tale speranza rinasce, come un conforto, in mezzo agli orrori della più terribile delle guerre. Potrebbe il mondo sostenere oggi la prova, se non sperasse che le stragi e le rovine presenti serviranno almeno a risparmiare ai nostri figli e ai nostri nipoti una simigliante sciagura?