Arn. Davvero, dottore, non comprendo il senso di queste sue parole.

Wan. Non ha mai notato come tutti coloro i quali vivono sul mare costituiscano una specie di popolo a parte? Si direbbe che essi vivano della vita stessa del mare. Nei loro pensieri, come nei loro sentimenti vi è una continua ondulazione, un continuo flusso e riflusso: essi non si acclimatizzano in nessun altro luogo. Ah! se l’avessi pensato prima: fu un grande errore il mio di togliere Ellida di laggiù.

Arn. Lei dunque ha finito col persuadersi di ciò.

Wan. Sì, ma avrei dovuto pensarci prima: io lo presentivo senza volerlo confessare a me stesso, ma l’amavo tanto che da vero egoista, non ho pensato che a me.

Arn. Eh! In simili casi tutti gli uomini diventano un poco egoisti. D’altra parte dottore, io non mi sono mai accorto che lei sia un egoista.

Wan. (passeggiando con inquietudine per la scena). Sì, un egoista, lo fui e lo sono ancora, sono molto più vecchio di lei, potrei farle da padre e da guida. Il mio dovere era di conoscere tutti i pensieri di mia moglie. Disgraziatamente non ho fatto nulla di ciò. Non ebbi energia, volli averla come era, il suo stato si è aggravato ma io non me ne sono dato pensiero e l’ho condotta qui. Ecco perchè nella mia disgrazia mi sono ricordato di lei, e l’ho pregata di venir da noi.

Arn. (guardandosi stupito) Come, è questa la ragione per cui mi ha chiamato?

Wan. Sì, ma per carità, non ne faccia parola con alcuno.

Arn. Io mi domando in che cosa posso esserle utile.

Wan. Che vuole, mi sono ingannato: credevo che Ellida in altri tempi l’avesse amato, che ella l’amasse ancora un poco, segretamente: credetti che le dovesse recar piacere il riveder lei ed il poter discorrere con una persona del suo paese che la conobbe quando era felice.