Arn. Crede lei a un’influenza misteriosa?
Wan. Sì e no. L’ignoro e non posso discutere.
Arn. Sia pure, ma è così spaventosa quell’idea strana degli occhi del bambino?
Wan. (vivamente) Alla storia degli occhi io non credo, non voglio crederci: deve essere un’illusione della sua fantasia e nulla più.
Arn. Ha bene osservato ieri gli occhi di quello straniero? non ha trovato alcuna rassomiglianza?
Wan. Che le posso dire? Non era ben chiaro quando l’ho veduto. Eppoi Ellida mi aveva tanto parlato di questa rassomiglianza che non potevo giudicare imparzialmente.
Arn. Ma e l’altro fenomeno? Quella paura, quella ansietà che si è impadronita di lei quando tre anni fa, egli si mise in cammino per venire qui?
Wan. L’immaginazione ha la sua parte in tutto questo: è dall’altro giorno che Ellida non fa che pensare a quell’uomo, e questo suo stato non si è manifestato subitamente come essa pretende, bensì dopo aver saputo dal giovane Lyngstrand che Johnston o Friman, che sia, si era imbarcato or sono tre anni, per tornar qui nel mese di marzo. Fu in quel momento che essa credette che il turbamento della sua mente, le sue torture fossero cominciate appunto in quell’epoca.
Arn. E non è vero?
Wan. No. Da molto tempo essa vi aveva predisposizione e fu solo il caso che volle avesse una crisi violenta tre anni fa, nel mese di marzo....