Arn. È naturale. Lei non sapeva, non poteva sapere che io ero venuto qui per lei.
Viol. Per me? Lei è venuto per me?
Arn. Sì, Violetta! mesi fa ho ricevuto una lettera da suo padre ed in quella una frase mi aveva fatto credere.... che lei avesse conservato per il suo antico professore.... eh.... qualche cosa di più di un ricordo amichevole.
Viol. Ma come, babbo ha potuto scriverle?....
Arn. L’errore era mio, egli alludeva a tutt’altro: ma io mi cullavo nell’illusione che una giovinetta mi attendesse e desiderasse rivedermi.... Non m’interrompa. Violetta. A uomini, non più troppo giovani, quale appunto io sono, tali illusioni cagionano profonda impressione. Io nutrivo, a suo riguardo, signorina, un sentimento forte, un’affezione riconoscente che ingigantiva in me: ho creduto fosse mio dovere partire, per rivederla e per dirle che io pure dividevo i sentimenti che credevo trovare in lei.
Viol. Ma poichè ha saputo che non è vero.... che si era sbagliato?...
Arn. Ciò non muta nulla. La sua immagine, Violetta, la sua immagine che da parecchi mesi ho scolpita in cuore vi rimarrà sempre nonostante il mio errore, malgrado tutto. Forse lei non comprende nemmeno questo sentimento che provo.
Viol. Non mi sarei immaginata mai nulla di simile.
Arn. Ma perchè ciò è successo non potrebbe ora lei.... decidersi a diventare mia moglie?
Viol. Come potrei.... lei che fu mio professore.... non posso capacitarmi.... che lei diventi per me.... qualche cosa d’altro.