Regina (siede in silenzio e con qualche esitazione dall’altra parte della tavola).

Sig.ª Alving. Ed ora, mio povero figlio tanto torturato, voglio toglierti il peso che grava sul tuo spirito.

Osvaldo. Tu, mamma?

Sig.ª Alving. Sì: tutto ciò che tu chiami rimpianti, rimorsi, pentimenti....

Osvaldo. E tu credi che il tuo potere arriverà sino....

Sig.ª Alving. Sì, Osvaldo, ne sono sicura. Poco fa, quando parlasti del piacere di vivere, qualche cosa s’è rischiarato nel mio spirito, e vidi l’intera mia vita sotto una luce novella.

Osvaldo (scotendo il capo). Non ci capisco niente!

Sig.ª Alving. Ah! se tu avessi conosciuto tuo padre quando non era che un giovane tenente. Il piacere di vivere! Pareva proprio che lo personificasse....

Osvaldo. Sì, lo so.

Sig.ª Alving. Comunicava l’allegria, spargeva intorno a sè un’aria continua di festa! E quella forza indomabile, quella pienezza di vita che possedeva!