Il Past. Il poveretto sente che ha bisogno di qualcuno che lo trattenga allorchè gli capita la tentazione! Ciò che mi commuove in Giacomo Engstrand, si è ch’egli se ne viene a voi in tutta la sua debolezza per confessarvela e accusarsene da sè. L’ultima volta che venne.... statemi a sentire, signora Alving, mi confessò che sarebbe una felicità per lui avere Regina presso di sè....

Sig.ª Alving. (alzandosi vivamente). Regina!

Il Past. Voi non potreste opporvi.

Sig.ª Alving. Al contrario, mi vi opporrei. Eppoi Regina è necessaria all’asilo.

Il Past. Ma Engstrand è suo padre, non dovete dimenticarlo!

Sig.ª Alving. Un padre come quello!... In quanto a questo, io posso saperne più di qualunque altro. No! Io non consentirò mai ch’essa se ne vada ad abitare con lui!

Il Past. (alzandosi). Mia cara signora, non accoratevi troppo. V’assicuro però che mi rincresce il vedere in qual conto tenete il povero Engstrand. Si direbbe proprio che temiate....

Sig.ª Alving. (più calma). Non importa. Fui io che raccolsi Regina in casa mia, ed è in casa mia che deve rimanere. (si pone in ascolto) Zitto! mio caro Pastore, non più una parola di ciò. (il suo volto si rischiara) Ascoltate: ecco Osvaldo che discende. Non pensiamo ora che a lui.

SCENA IV. Detti, Osvaldo.

(Osvaldo Alving in giacchetta, col cappello in mano, fumando un’enorme pipa di schiuma di mare, entra dalla porta di sinistra.)