Osvaldo. Sicuro; preferireste che venisse respinta?...
Il Past. Sicchè voi alludete alle relazioni illegittime, a queste «false famiglie» come volgarmente si dicono.
Osvaldo. Io non trovai mai nulla di falso in questa vita in comune.
Il Past. Ma come può egli avvenire che un uomo o una donna che abbiano avuto solo un principio di educazione, possano adattarsi ad una simile esistenza, innanzi agli occhi del mondo?
Osvaldo. Eh! Che volete che facciano? Un giovane artista povero, una fanciulla povera... Per sposarsi occorre molto denaro. Che fare?
Il Past. Che fare? Sentite, signor Alving, vi dirò io ciò che devono fare. Devono starsene lungi l’uno dall’altro sin dal principio....: ecco ciò che devono fare.
Osvaldo. Un tal discorso non vi gioverebbe molto con noi giovanotti, appassionati, innamorati.
Sig.ª Alving. In fede mia, no, non vi gioverebbe molto.
Il Past. (insistendo). E le autorità che tollerano cose simili e le lasciano avvenire alla piena luce del giorno!.... (volgendosi verso la signora Alving) Non avevo ragione d’essere profondamente inquieto sul conto di vostro figlio? In circoli simili ove l’immoralità si mette sfacciatamente in mostra, ove, per così dire, essa acquista il diritto di cittadinanza....
Osvaldo. Vi confesserò anzi, signor Pastore, ch’io fui l’ospite assiduo d’una di quelle famiglie irregolari, presso la quale passavo quasi tutte le mie domeniche.