Sig.ª Alving. È vero, io lo feci.

Il Past. E così siete divenuta un’estranea per lui.

Sig.ª Alving. No, no, v’ingannate.

Il Past. Non m’inganno, ed è naturale. Come v’è egli ritornato? Pensateci bene, signora Alving. Voi siete stata colpevole verso vostro marito, e lo riconoscete voi stessa innalzando un monumento alla sua memoria; riconoscete ora pure i vostri torti verso vostro figlio; forse siamo ancor in tempo per ricondurlo sul retto cammino. Cercate per quanto v’è possibile di rifare il vostro passato, e correggete in lui ciò che spero si potrà ancora correggere. (alza l’indice) Poichè ve lo dico in coscienza, signora Alving, voi siete una madre colpevole. Ecco quanto riputai mio dovere di dichiararvi.

(Lungo silenzio.)

Sig.ª Alving (lentamente, dominandosi). Ora avete parlato voi, signor Pastore, e domani parlerete in pubblico per onorare la memoria di mio marito. Io domani non parlerò. Ma oggi ho anch’io alcune cose da dirvi....

Il Past. Naturalmente, ora vorrete scusare la vostra condotta.

Sig.ª Alving. No; m’accontenterò di narrarvi alcuni fatti.

Il Past. Sentiamo.

Sig.ª Alving. Di tutto ciò che avete detto riguardo a mio marito, a me e alla nostra vita in comune, dopo che, come usate dire voi, mi faceste rientrare nella via del dovere, di tutto ciò non avete certo potuto rendervene conto direttamente da voi stesso, perchè da quel giorno voi, nostro ospite quotidiano, non avete più rimesso piede in casa nostra.