Il Past. (cercando la spalliera della seggiola per appoggiarsi). Che avete detto mai?
Sig.ª Alving. Dissolutezza, dopo diciannove anni di matrimonio, altrettanto profonda che alla vigilia della nostra unione.
Il Past. Ma come potete chiamare dissolutezza, quelle irregolarità, quegli errori di gioventù, diciamo pure, quei disordini!
Sig.ª Alving. Il nostro medico si serviva di tale espressione.
Il Past. Ora non vi capisco più.
Sig.ª Alving. È inutile che mi comprendiate.
Il Past. La mia testa si smarrisce. Adunque tutto il vostro matrimonio, la comunanza di tanti anni passati con vostro marito non sarebbe stato che un velo gittato sur un abisso!
Sig.ª Alving. Nè più nè meno. Ora lo sapete.
Il Past. Ma... Passerà molto tempo prima ch’io possa rendermi conto di tutto ciò. Non mi ci raccapezzo assolutamente! Non riesco a farmene un’idea! Ma come fu possibile?... Come potè restarsene nascosto un fatto simile?
Sig.ª Alving. Perchè il secreto non fosse tolto, dovetti sostenere una lotta continua. Dopo la nascita di Osvaldo, sembrò prodursi un leggero miglioramento in mio marito; ma non fu di lunga durata. Più tardi dovetti lottare mortalmente perchè nessuno potesse sospettare qual uomo fosse il padre di mio figlio. D’altra parte, voi sapete come Alving riuscisse a conquistarsi ogni simpatia. Nessuno avrebbe potuto concepire un pensiero cattivo a suo riguardo. Egli era uno di quegli uomini capaci d’ingannare chicchessia. Ma infine, Manders — dovete saper tutto — infine egli commise un abbominio superiore a tutti i precedenti.